Le frecce tricolori ad Alassio

La manifestazione di domenica ad Alassio ha visto ancora una volta nei nostri cieli la nostra P.A.N. (Pattuglia Acrobatica Nazionale) alias “Le Frecce Tricolori”.

L’Aermacchi MB-339 è un aereo biposto italiano da addestramento e da appoggio tattico leggero in dotazione all’Aeronautica Militare Italiana progettato dall’ingegner Ermanno Bazzocchi e costruito dalla Aermacchi di Varese (M=Macchi, B=Bazzocchi). La sua cellula deriva direttamente da quella di un altro famoso aereo da addestramento italiano, l’MB-326; la parte anteriore però fu completamente ridisegnata per permettere lo scalamento in altezza dei due posti di pilotaggio per garantire migliore visibilità (soprattutto in atterraggio) all’istruttore, seduto nel sedile posteriore. I primi 101 esemplari sono entrati in servizio nel 1979. L’ultima versione sviluppata è lo MB-339CD , dotato di un’avionica avanzata, di schermi polifunzionali a colori e moderni sistemi di navigazione; il progetto è stato concepito per permettere ai piloti in addestramento di abituarsi da subito al tipo di strumentazione che troveranno sui caccia di ultima generazione”.

Di seguito allego qualche scatto che ho fatto domenica… perdonate la non perfezione delle immagini ma c’era un fumo e neanche una bava di vento a spazzarlo via… 😛

Air Show Alassio - 22Air  Show Alassio - 21Air  Show Alassio - 20Air  Show Alassio - 18

Air   Show Alassio - 8Air  Show Alassio - 13Air  Show Alassio - 16Air  Show Alassio - 17

Air  Show Alassio - 10Air Show Alassio - 23Air  Show Alassio - 19Air  Show Alassio - 2

Air  Show Alassio - 5Air  Show Alassio - 11Air  Show Alassio - 4Air  Show Alassio - 1

Via Brattin

Finalmente a casa… (2)

… Continua

“Guardai Lele, in silenzio… avevo deciso e sapevo anche che lui non avrebbe approvato al cento per cento… ma io sono fatto così, per aria come per terra…
La mano che tremava sulla cloche, chiusi gli occhi e respirai a fondo.
Click, il rumore del pulsante della radio…

“treviso Approach, Alfa-Sierra 659, verticale del beacon, duemila piedi… andiamo incontro al Cessna India-Sierra-Tango, lo portiamo fuori da lì.”

L’avevo detto… Lele si gira, mi guarda stupito, nei suoi occhi un misto di curiosità, ammirazione, paura.

“Alfa-Sierra 659, …non siete obbligati a farlo, abbiamo già fatto partire la richiesta di soccorso aereo, ma ci vorrà un po’”

Lo so che non sono obbligato, cazzone che stai seduto su quella sedia, ma se stessi quassù ti renderesti conto di quanto vitale è il tempo e di quanto brutta è la situazione… Guardai di nuovo Lele, che con un cenno della testa mi fece capire che era con me, ancora, uniti nella passione del volo, del nostro lavoro, della maledizione che avevamo addosso…

“Treviso Approach, non c’è tempo, ci dirigiamo a sud-est del campo dove pensiamo che il Sierra-Tango si sia perso, riporteremo raggiungendo la zona, Alfa-Sierra 659”
“Alfa-Sierra 659, ricevuto, da questo istante silenzio radio in zona, state attenti”
“India-Sierra-Tango dall’Alfa-Sierra 659, ci sentite??”
“Vi sentiamo, purtroppo non sappiamo dare posizione precisa….stiamo fra i 500 e i mille piedi….credo… dieci miglia a sud-est del campo, in prua 300…”
“Ricevuto, accendete tutte le luci che avete, veniamo a prendervi”

“Andiamo e facciamo in modo di finire sta storia prima di mezz’ora”, dissi a Lele, che da buon pilota aveva già virato verso la zona in cui pensavamo ci fosse il Cessna. Aumentai le manette per stabilizzare il velivolo, stavamo entrando in nube piena anche noi, era un cumulonembo, nero come una notte senza luna, nuvolo denso al cui interno si scatenano temporali violenti, in cui i venti fanno a gara per dimostrare la loro supremazia, in cui il ghiaccio è sempre presente…insomma, l’unico posto dove un qualsiasi pilota con qualsiasi aereo non dovrebbe mai cacciarsi. Man mano che avanzavamo le correnti si facevano sempre più forti, facendo sbattere violentemente l’aereo a destra e a sinistra, impegnando me e Lele al comando.
“Scendiamo”, disse Lele, e prima che potessi rispondergli avevamo già il muso verso terra, a cercare una zona più calma, che trovammo poco dopo, evidentemente eravamo proprio nel cuore della bestia…

“Treviso, l’Alfa-Sierra 659 è in zona, cominciamo a cercare, break-break, India-Sierra-Tango, guardate fuori anche voi e segnalate qualsiasi cosa vi sembri un aereo”
“Ricevuto da Treviso”
“Copiato India-Sierra-Tango”

Iniziammo a cercare, compiendo delle ampie spirali e spostandoci di volta in volta, ma niente, non si vedeva niente, la pioggia che batteva forte sulla fusoliera e la lieve nebbia che c’era ci impediva di vedere anche a pochi metri oltre la nostra elica. “Vedi niente?” chiesi a Lele. “Un fico secco…”
Grande Lele, anche nei momenti più disperati riusciva a farti le battute più secche possibili, tali da strapparti un inevitabile sorriso.
Decidemmo di abbassarci ancora, da mille a settecento piedi e rifare di nuovo il giro della zona, e ancora niente…cinquecento piedi, e con la scarsa visibilità che c’era dovevamo pure fare attenzione a non scendere troppo…

“india-Sierra-Tango, non ci date nessun indizio?? Non abbiamo molta voglia di giocare a nascondino stasera…” Lele.
“Purtroppo no…ci dispiace” manco a dirlo…

“Marco, guarda là…” Mi girai nella direzione indicata da Lele, poco dietro la nostra semiala destra, più in basso di circa duecento piedi….dei riflessi, lampi… forse le strobe lights del Cessna. “Sembra, ma…” Dubbio. volando in nube bisogna stare attenti a non farsi fregare dai miraggi. Le luci del nostro aereo venivano riflesse dalle gocce d’acqua, dandoci così l’idea della presenza di un altro aereo.

“India-Sierra-Tango, vostre ore dieci, duecento piedi più in su, vedete niente??”
“Sto guardando fuori… ma … no, non vedo niente, solo acqua!”

“Maledetti riflessi di mer… credevo di averlo visto!!” Il nervosismo era palpabile, eravamo stanchi entrambi, e la voglia di mollare tutto e andare a terra era forte, ma significava lasciare alla sua triste sorte un pilota, un collega. No.
Un attimo di lucidità e seppi cosa fare: spensi le nostre luci, tutte, il buio ci avvolgeva, poi guardai di nuovo fuori, nella direzione dove avevamo visto prima quei lampi.
Buio.
Poi, finalmente, il lampo della strobe… l’avevamo trovato!

“India-Sierra-Tango, vi abbiamo visti, scendiamo a prendervi!”
Veloci, una virata a sessanta gradi e giù, come facevano i caccia della seconda guerra mondiale, noi predatori a caccia della nostra preda. Dopo una decina di secondi eravamo in fianco al Cessna: lo spettacolo che avevamo davanti non era certo uno dei migliori: si vedeva abbondante il ghiaccio che si era formato sulla struttura, sulle ali di quel velivolo, guardai l’anemometro: stavamo volando a poco più di cinquanta nodi, era prossimo a un’altro stallo. Lo salutammo con la mano, poi ci mettemmo davanti a lui e decidemmo di iniziare subito a scendere per fargli prendere un po’ di velocità, per fortuna il campo era a un minuto e poco più dal punto dove ci trovavamo.

“Treviso Approach, Alfa-Sierra 659 e India-Sierra-Tango pronti all’atterraggio, pista due-due, l’India-Sierra-Tango è il numero uno, noi precediamo per l’avvicinamento, poi riattacchiamo e ci riportiamo in circuito per scendere come numero due”
“Alfa-Sierra 659, scendete pure, pista libera”

Ci posizionammo sul sentiero di discesa per la pista 22 di Treviso S. Angelo, il Cessna ci seguiva incerto…ma ormai era fatta, l’avevamo portato a casa. Vidi le luci della pista poco davanti a me, impostai l’atterraggio e quando ero a pochi metri da terra riattaccai per lasciare la pista a chi ci seguiva. Virando per la controbase, guardai dietro per vedere se ci fossero stati problemi, ma eccolo lì, a terra, il Cessna India-Sierra-Tango stava ormai rallentando la corsa d’atterraggio.

Guardai Lele, ci facemmo i complimenti reciproci solo con uno sguardo.

Una sola domanda mi rimaneva in testa, e non appena fossi sceso l’avrei fatta a chi di dovere. Ma cosa diavolo ci faceva un VFR in volo con un tempo così schifoso e così vicino alle effemeridi??

Mah, fra poco lo saprò…

Chiudo il rubinetto della doccia, riapro gli occhi…. stasera è meglio andare a dormire presto…”

Finalmente a casa…

“Ah, finalmente a casa… chiudo la porta dietro di me e mi fiondo in bagno, sotto una doccia bollente, lasciando i vestiti stesi sul pavimento…faccio in tempo ad accendere iTunes () e lanciare una playlist a caso, ho bisogno di stendere i nervi…sono a pezzi, ripenso a quello che è successo stasera, mi faccio i complimenti per il comportamento, per quello che ho fatto. Stanco, si, ma soddisfatto…
Chiudo gli occhi e lascio che l’acqua scorra sulla mia pelle, dandomi una piacevole sensazione di relax, di distensione. E il ricordo riaffiora…

“Treviso Approach, Alfa-Sierra six-five-niner with you, good evening”
“Alfa-Sierra six-five-niner, buonasera e bentornati con noi, avanti”
“Treviso Approach, Alfa-Sierra sei-cinque-nove seimila piedi su Vicenza, in avvicinamento al beacon, istruzioni per l’atterraggio”
“Alfa-Sierra Sei-Cinque-Nove, abbiamo vento quattro nodi, 10 gradi, visibilità 500 metri, pioggia forte e nebbia, pista attiva ventidue, copertura otto ottavi, base nube mille piedi, quenneacca uno-zero-zero-cinque”
“Treviso Approach, copiato le condimeteo, pista due-due, QNH uno-zero-zero-cinque, chiediamo autorizzazione a scendere a quattromila piedi, Alfa-Sierra 659”
“Alfa-Sierra 659, autorizzati ai quattromila, occhio che qua è brutto forte”

Guardo Lele, che stasera mi fa da secondo per questo volo di rientro da Locarno, siamo soli, io e lui, e forse è meglio, visto che il tempo dal lago di Garda ha iniziato a peggiorare fino ad arrivare a condizioni ai limiti del volabile, tanto che abbiamo deciso di atterrare a Treviso e non proseguire per la nostra meta, Trieste, dove l’aeroporto è chiuso al traffico medio-leggero causa venti forti e una vera e propria tempesta in corso.
“Sei pronto a tirar fuori il sacchetto?? Stasera mi sa che si balla forte!!” Sdrammatizza la situazione, che è veramente difficile, abbiamo richiesto di salire per stare in una zona un po’ più tranquilla, ma abbiamo comunque dovuto tenere l’aereo in due perchè le correnti di vento sono forti e variabili. “No, tu??” Gli rispondo io, concentrato sul pilotaggio, con il muso dell’aereo che iniziava a beccheggiare a scatti, il tempo che peggiorava man mano che scendevamo di quota.
“tempo veramente del cacchio, non vedo l’ora di mettere le ruote per terra”. E’ nervoso, lo capisco, certe situazioni non fanno piacere nemmeno a stare nella cabina di un 747, sono nervoso anch’io e nemmeno mi rendo conto di quanta fatica stiamo facendo per combattere le correnti d’aria.

“Treviso, Treviso, l’India-Papa-Papa-Sierra-Tango, Treviso, rispondete”

Guardai Lele, uno sguardo ci bastò per capirci al volo: c’era qualcosa che non andava in quella chiamata radio, troppa tensione, troppa fretta…qualcosa stava andando storto a bordo di quell’aereo.

“India-Sierra-Tango, qui Treviso, avanti”
“Treviso, India-Sierra-Tango è un Charlie 152, abbiamo lasciato Portogruaro da quattro minuti, quota mille piedi, non siamo in condizioni VFR (volo a vista, n.d.r.)
dovremo riportare San Donà ma non riusciamo a vederlo, chiediamo intercettamento radar per raggiungere il vostro aeroporto”
“India-Sierra-Tango, qu-di-mike 300, scendete a settecento piedi e mantenete”
“In prua tre-zero-zero, scendiamo a settecento, l’India-Sierra-Tango”

Silenzio in cabina…quell’aereo e il suo pilota stavano passando un brutto quarto d’ora, meditai sulle azioni che avrei intrapreso io se fossi stato al suo posto, in modo da dargli un consiglio se la situazione fosse peggiorata. Ogni tanto, quando ragiono così, penso di peccare di superbia…ma non lo faccio perchè mi credo un asso del cielo, bensì perchè se mi trovassi in una situazione del genere mi farebbe molto piacere sentire qualcuno che mi ricorda cosa devo fare in momenti così delicati.

“India-Sierra-Tango, riportate quota, qu-di mike due nove cinque”
“Treviso Approach, siamo scesi ma l’altimetro è bloccato a mille…prua due nove cinque per l’India-Sierra-Tango”

La situazione stava peggiorando; “ghiaccio”, sussurra Lele, quasi a dare conferma a ciò che stavo pensando. Quel Cessna s’era infilato dritto dritto in una nuvola piuttosto fredda, e senza saperlo aveva cominciato a coprirsi di ghiaccio, basta un velo sulle ali e sulla fusoliera che la presa statica del Pitot si ostruisce, impedendo agli strumenti ad essa collegati di dare valori corretti. Stavo ancora pensando a cosa sarebbe potuto succedere nei prossimi minuti, quando la conferma arrivò via radio. Implacabile.

“Treviso, sospettiamo formazioni di ghiaccio sulla fusoliera, anche gli altri strumenti anemometrici sono impazziti. Non abbiamo quota nè velocità…”
Una secca conferma, quasi disperata, un filo di disperazione in quelle parole, sentimenti che si riconoscono subito, anche se quella sera le trasmissioni erano disturbate a causa del maltempo.
“India-Sierra-Tango, mantenete l’assetto e continuate su prua due-nove-zero”
“Ricevuto” una conferma pronta, sicura, quasi confortata da una flebile speranza che chi sta in torre deve avergli infuso. “ti dico io cosa fare, tranquillo, tu esegui e basta”.

“Alfa-Sierra 659, riportate posizione e quota”
“Treviso Approach, abbiamo raggiunto il beacon, quattromila piedi, pronti per la discesa al lungo finale, Alfa-Sierra 659”
“Alfa-Sierra 659, mantenete la verticale del beacon, scendete a duemila, precedenza al traffico India-Sierra-Tango in difficoltà”
“Scendiamo a duemila mantenendo il beacon, numero due all’atterraggio, Alfa-Sierra 659”

Io e Lele impostiamo la serie di spirali in discesa per raggiungere la quota, mantenendo la posizione, per quanto possibile, fissa sul beacon, come da richiesta. purtroppo le condizioni peggioravano man mano che scendevamo, rendendo sempre più difficile la condotta del velivolo. Anche noi non stavamo messi bene, ma per lo meno non avevamo ghiaccio addossoa complicare le cose.

“Treviso, abbiamo stallato, abbiamo…” Silenzio. Le cose erano peggiorate notevolmente a bordo dell’India-Sierra-Tango, probabilmente avevano coninuato a far ghiaccio, appesantendo troppo il velivolo che aveva iniziato a rallentare, portandoli allo stallo. Chi stava alla guida non se n’era accorto, troppo impegnato a tener dritto l’aereo in mezzo alla tempesta.

“India-Sierra-Tango, ripetete per favore”

Niente… Solo silenzio, guardai di nuovo Lele, nei suoi occhi c’era preoccupazione, e senz’altro anche nei miei c’era…Non sapevamo cosa pensare, cosa dire, cosa fare…condizionati dal silenzio radio non parlavamo nemmeno fra di noi, se non quelle poche parole di conferma dei parametri del volo.

“India-Sierra-Tango, ricevete?”

“India-Sierra-Tango, riportate le vostre condizioni”

Niente, niente, niente…mi stavo innervosendo, essere lo spettatore immobile di quello spettacolo a cui non avevo scelto di partecipare mi stava dando sui nervi, volevo fare qualcosa, ma non sapevo cosa…Lele se n’era accorto, mi chiese se volevo che prendesse lui i comandi, risposi con un “no” secco, anche se avrei voluto teletrasportarmi a bordo di quel Cessna per fare qualcosa. Ma dov’era, cosa gli era successo???

“Treviso, qui l’India-Sierra-Tango, abbiamo subito una serie di stalli…gli strumenti stanno indicando valori impossibili, non conosco velocità, quota e posizione del mio velivolo”

“Almeno siete vivi…”

Fu a quel punto che decisi che non potevo più aspettare, che quel pilota non sarebbe durato a lungo se non davamo una svolta alla situazione…”

Continua…

Weekend di riposo! (2)

… Continua

“Solo il rumore del motore e il fischio dell’aria che scivola sulla superficie del mio aereo. Mi sento in pace con me stesso, libero, calmo, pronto a fare ciò che mi aspetta e che ho deciso di fare. Guardo la spiaggia deserta, controllando eventuale presenza di persone o di altri aerei a bassa quota (ultraleggeri) che non hanno l’obbligo di comunicazione con la torre. Nessuno, solo qualche persona che porta a spasso il cane e che in questo momento alza la testa verso il cielo per vedere chi diavolo è che rovina la pace della loro passeggiata. Ignari spettatori dello show che mi appresto a recitare, io, unico attore sul palcoscenico. Dò motore e salgo di quota, virando di centottanta gradi per riportare la prua da dove sono venuto, visto che la spiaggia è quasi finita. Salgo a duemila piedi e imposto il primo numero. Lo stallo.
Porto la manetta al minimo, l’aereo si azzittisce, mantengo l’assetto nonostante lui voglia puntare il muso verso terra, dato che la velocità sta scendendo. Contro il suo volere lo obbligo a star lì, ali parallele all’orizzonte onde evitare di entrare in uno stallo d’ala, che mi porterebbe in una quantomeno indesiderata vite. La velocità coninua a scendere man mano che la forza che applico alla cloche aumenta, alzando il muso del velivolo sopra l’orizzonte. Fatica. Inizio a sudare. Bene!
Il mondo sembra rallentare in quegli istanti, sempre più, fino a fermarsi. L’avvisatore di stallo inizia a suonare. Ci siamo. Ancora qualche secondo…dai…stai con me, non cadere…mi sembra di essere completamente fermo, in realtà sto viaggiando a cento chilometri all’ora, il silenzio mi avvolge. Ora. L’aereo inizia a tremare tutto: eccolo, è lui, lo stallo. La velocità è troppo bassa per il sostentamento aerodinamico dell’aereo, la portanza viene a mancare. Un’ultimo strattone e l’aereo cade giù, fregandosene dei miei comandi. Non posso nulla contro la fisica ed i principi del volo, allora allento la presa, lo lascio andare, mi lascio cadere nel vuoto, sempre più a picchiare l’assetto del velivolo, la velocità aumenta, torna a valori di sicurezza, l’aereo riprende il volo, diminuendo il suo picchiare, riprendendo naturalmente l’assetto orizzontale. Di nuovo a me la cloche, lo sforzo a tornare su, manetta sempre al minimo, cerco un altro stallo, ora ci mette di meno ad arrivare, perchè le velocità sono inferiori; e di nuovo mi ritrovo fermo nell’aria, ad ascoltare solo il sibilo della stessa, e poi giù, di nuovo, dopo lo strattone, una serie di salite e discese naturali, principio assoluto del volo, della portanza e della sua correlata velocità, del mio lavorare di braccia e piedi per tenere l’aereo orizzontale. Dopo il terzo stallo, e una perdita totale di circa mille piedi, piano piano riporto la manetta su, facendo rombare il motore che nel frattempo sembrava essersi assopito. E senza aspettare, senza riposare, dando sfogo al mio istinto, piego violentemente la cloche a sinistra, inducendo l’aereo in una virata maggiore ai sessanta gradi. Dò motore per non perdere quota, sento la forza dei G che mi schiaccia la testa verso il basso, in pochi secondi ho di nuovo invertito la prua. Ricompongo l’aereo, facendogli prendere un assetto di volo orizzontale, quota fissa mille piedi, riporto la manetta a valori normali, un giro rapido di controllo agli strumenti, per verificare che non ci sia nulla di anomalo dopo le manovre inusuali a cui lo ho sottoposto. Tutto in arco verde. Solo la girobussola è fuori di cinque gradi, normale effetto della precessione giroscopica. Regolo anche quella, riprendo fiato. Nonostante la temperatura esterna sia di poco superiore ai cinque gradi, sto sudando come un maratoneta dopo un’ora di corsa. Evidentemente sono un po’ fuori allenamento. Decido di fare un simulato, ovvero tentare un atterraggio d’emergenza mantenendo il motore al minimo. E di nuovo la mia mano toglie respiro al motore, lo fa azzittire, guardo fuori, giù, tutto nella norma. Le persone ora si sono radunate in un piccolo gruppo, proprio sotto di me. Adesso vi faccio morire. Assetto a scendere, fino a raggiungere la velocità di massima efficenza. Conto di raggiungere terra in un tre e sessanta completo, quindi imposto la virata, lenta, ho tre minuti circa prima dell’ipotetico contatto. Mantengo i parametri, i miei occhi che inseguono gli strumenti, sempre lo stesso giro: prua, quota, velocità, assetto, variometro, uno sguardo fuori e di nuovo prua, quota, velocità, e via dicendo. Ho da poco passato la metà della virata, l’altimetro mi indica circa cinquecento piedi in diminuzione. Perfetto, la matematica non è un’opinione e io sono esattamente al punto dove mi aspettavo di essere. Accendo le luci d’atterraggio, imposto la restante virata e mi tengo pronto con una mano sulla manetta per dare motore in caso di necessità. Duecento piedi, si scende ancora, mi allineo con l’ipotetica pista di fortuna, la spiaggia, credo che la gente laggiù sia un po’ più preoccupata ora… ancora giù, imposto l’atterraggio, flap, assetto e velocità…perfetto, la quota raggiunge i cinquanta piedi, quindici metri…praticamente sono a terra. Raddrizzo l’aereo, dò tutto motore e salgo. Il motore, elastico e potente, risponde subito, dandomi una sensaziona pari al decollo…solo che stavolta non stiamo partendo da terra, bensì dall’aria!! Riprendo quota salendo in spirale, raggiungo i mille piedi, prua contraria al rientro, e via, di nuovo metto l’aereo a coltello e lo costringo ad un’altra virata da acrobata, lui risponde pronto, quasi non volesse deludermi, cinque secondi esatti e sono di nuovo orizzontale, allineato per il rientro.
“Ronchi Torre, l’India-Tango-Echo lasciando la zona di Lignano per il rientro, riporterà con campo in vista”
“India-Tango-Echo, ricevuto, riportate entrando sul sentiero per la zero-nove”. Sollievo nella voce del controllore, la mia comunicazione significa che tutto è andato per il meglio, che non ho combinato danni, che presto il suo incubo fuori programma finirà, non appena appoggerò le ruote per terra.
Ma prima di andarmene, da buon attore, vorrei salutare il mio piccolo pubblico, e così punto di nuovo il muso verso il basso, raggiungendo i duecento piedi, mi allineo, diminuendo la mia velocità, e iniziando una serie di destra-sinistra con le ali, come ad imitare un saluto. Mi sembra di vedere qualcuno alzare una mano, laggiù, ma non ne sono certo. Amen, riprendo quota per il rientro…per oggi è finita…respiro piano e mi accorgo di essere più…leggero…non sono più arrabbiato, la giornata forse non è tanto male, mi dico. E un timido raggio di sole si fa spazio fra le nuvole, proiettando la mia piccola ombra in mare. Sorrido…è la mia vita, dico fra me e me…è così che deve andare…”

Alla prossima puntata di “Sensazioni di Volo”

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Weekend di riposo!

Terzo appuntamento con il volo…

“E’ un sabato mattina di fine febbraio e finalmente, dopo 28 giorni di lavoro consecutivo, un weekend di riposo. Meritato, no??
Mi alzo, ancora rintontito, preparo il caffè girando per casa in boxer… oggi non ho voglia nemmeno di vestirmi…apro la finestra..e qualcosa si apre dentro me: il cielo è coperto, le nuvole sono alte, quasi a formare una grande coperta. Non minaccia pioggia, o almeno non ancora…ma è sufficentemente coperto da non lasciar passare la luce del sole.
Tempo mezz’ora e sono in auto… dove sto andando? …A volare, no???
Arrivo in aeroporto e il mio capo mi chiede se ho sbagliato a mettere la sveglia… simpaticone…
Oggi si vola, ma è diverso… oggi ci sono solo io, io ed il mio essere pilota, la mia macchina e il suo essere aereo, noi e il nostro istinto, quasi primitivo, del volo.
“Dove vai??” di nuovo la domanda, questa volta leggermente più seria, quasi preoccupata da mio silenzio, del capo. “Prendo il Tango-Echo, vado a fare quattro giri in zona”, rispondo quasi seccato. Oggi ho le palle girate, me ne rendo conto. Sono arrabbiato con me stesso, perchè sono lì, perchè non riesco a stare lontanto da quel mondo, e inspiegabilmente arrabbiato con lui, che ieri sera, dopo l’ultimo volo, mi dice che per il weekend posso stare a casa, quasi fosse un regalo, invece che un diritto.
Andando in hangar passo in ufficio, ritiro dal fax le carte meteo e gli do un’occhiata mentre mi bevo un caffè amarissimo (lo zucchero è finito e mi dimentico sempre di portarne un po’ da casa, il che fa aumentare la mia incazzatura). Prendo borsa e cuffie, mi precipito dalla mia bella. Un SF-260, siae-marchetti, un trainer semiacrobatico dalle prestazioni molto spinte, macchina nervosa ma divertente, esattamente quello che mi ci vuole oggi. Solita sigaretta, solito giro macchina, mentre il tecnico mi chiede quanto carburante deve preparare. Gli dò un numero, senza pensare, senza sapere nemmeno a quanto corrisponda in autonomia oraria del velivolo. Ma non importa, non oggi. Oggi non ci sono regole nè passeggeri, non ci sono piani di volo nè quote, tempi stimati e rotte da mantenere, oggi si vola. Nel vero senso della parola.
Salgo a bordo mentre il tecnico mi traina fuori dall’hangar, procedo con i controlli in cabina, quindi attacco le cuffie al jack, e come un fedele in chiesa, mi immergo in quella che è la mia preghiera ricorrente: Battery ON, Anti-Collision Light ON, Pompe ON, manetta aperta quanto basta, magneti su START. L’elica comincia a girare, il motore borbotta e poi con un rombo, quasi fosse arrabbiato pure lui, si accende e stabilizza i giri. Apro la radio “Ronchi Tower, buongiorno dall’ India-Romeo-Alfa-Tango-Echo”
“India Tango Echo, buongiorno a voi, avanti” La risposta arriva veloce, secca, il tono della voce è piatto. Sarà che ho una giornata strana, ma sembra quasi che anche chi sta dall’altra parte del microfono sia sull’incazzoso andante oggi. Meglio.
“Ronchi Torre, India Tango Echo VFR no flight-plan, diretto a Lignano lungo costa, mantenimento zona e rientro, pronto al rullaggio”
“India Tango Echo, rullate via Golf-Bravo-Sierra-Alfa, punto attesa due-sette sull’alfa.”
“Copiato punto attesa due-sette sull’Alfa via Golf-Bravo-Sierra, dall’India Tango Echo”
Rilascio i freni e rullo veloce, non vedo l’ora di staccarmi dal suolo e lasciare che il mio corpo galleggi in aria. Arrivo al punto attesa, ricontrollo i parametri del velivolo, chiedo l’autorizzazione al decollo, che mi viene prontamente concessa. Mi allineo, davanti ai miei occhi i ter chilometri e spacca di pista in cemento, enorme per un aereo come quello che sto pilotando oggi. Rilascio i freni, porto la manetta a fine corsa e sento l’accelerazione del velivolo stamparmi sul sedile. Sorrido. Controllo il movimento fino alla Vr, la velocità di rotazione, ovvero il momento in cui si obbliga l’aereo a puntare il muso per aria. Mi stacco da terra e tiro un respiro di sollievo. Qualcosa è cambiato dentro me. Adesso sto meglio, non so perchè, ma è come se fossi riuscito a tagliare il mondo fuori da quella cabina di pilotaggio, ora riesco a concentrarmi su quello che andrò a fare. Un recurrent training, ovvero una serie di manovre di prova per tenersi “allenati”…nessuno mi obbliga a farlo, ma a me piace e così, ogni tanto, prendo l’aereo e me ne vengo quassù, solo soletto, a sfogare il mio essere pilota, a prendere una bella sudata, a sfidare me stesso, per vedere se i miei riflessi sono sempre gli stessi o meno.
“Ronchi Torre, India-Tango-Echo riporta la verticale di Lignano, mille piedi, mantiene la zona per addestramento, chiede l’autorizzazione a cambio quota fra i duemila e i cinquanta piedi, riporterà lasciando”
Un attimo di esitazione… quella richiesta non era prevista…
“India-Tango-Echo, autorizzati a vostra discrezione ai cambi di quota, riportate lasciando la zona, …occhi aperti, mi raccomando”. Eccolo, si è parato ben bene il culo, il ragazzo: “a vostra discrezione, cioè se faccio danni loro se ne lavano le mani. Alla fine è corretto, la zona di addestramento nonè questa…quindi…
“Ronchi Torre, a discrezione il cambio di quota, riporterà l’India Tango Echo”
Silenzio.”Continua…

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