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E’ un antico gesto che pare risalga all’epoca medievale.
La leggenda narra infatti di un cavaliere solitario, da molti giorni in sella al suo destriero, che percorreva in salita un sentiero di montagna in una tranquilla giornata di sole.
In alcuni tratti egli si divertiva a spronare il cavallo per sentire il vento attraverso le fessure della sua armatura, per poi rallentare e godersi i rumori del bosco che stava attraversando. Intanto più in alto e più in là verso l’orizzonte si scorgevano già le torri del castello dove era diretto.Al cavaliere si illuminarono gli occhi dalla gioia.

Quand’ecco scorgere in lontananza ed in direzione contraria la figura di un altro cavaliere che si avvicinava anch’egli felice. Quando i due si incrociarono, quello proveniente dal castello, sollevando la mano destra, con l’indice ed il medio disposti a “V”, esclamò: “Mi spiace amico, arrivi secondo, la principessa l’ho già fatta mia!” e si allontanò al galoppo… Ecco quindi come è giunto fino a noi, cavalieri di oggi, il gesto di salutarsi con le classiche dita a “V”, poichè quello che non saluta, automaticamente impersonifica il cavalier cornuto…

Ovviamente è superfluo dire che gli scooter non si salutano neanche morti se non sono loro a farlo per primi (almeno questo ce lo lasciate)!  Discorso a parte va fatto per gli Harleysti… provate a salutarli, tanto non risponderanno… Via Davide Cacciatore

2 thoughts on “Il saluto del motociclista

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