Archive for marzo, 2007

mar 12 2007

Mexico 2007 WRC

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In Messico Sebastien Loeb riporta alla vittoria la sua Citroen C4… Comunque secondo il diretto rivale Markus Gronholm su Ford Focus dopo una splendida rimonta che chiude con un distacco di 55″. La quarta prova del mondiale rally ha visto il debutto della nuova Subaru Impreza Wrc che chiude con un ottimo 5° posto di Atkinson e il ritiro di Solberg quando era al comando. La lotta per il mondiale quindi potrebbe diventare una cosa a tre e questo farà sicuramente diventare il campionato molto più avvincente e divertente!

La classifica finale dei primi 10…

1. Sebastien Loeb – Citroen – 3:48:13.3
2. Marcus Gronholm – Ford – 3:49:09.1 – +55.8
3. Mikko Hirvonen – Ford – 3:49:41.0 – +1:27.7
4. Daniel Sordo – Citroen – 3:49:57.0 – +1:43.7
5. Chris Atkinson – Subaru – 3:50:37.4 – +2:24.1
6. Manfred Stohl – Citroen – 3:51:58.8 – +3:45.5
7. Jari-Matti Latvala – Ford – 3:52:24.1 – +4:10.8
8. Matthew Wilson – Ford – 4:00:35.9 – +12:22.6
9. Henning Solberg – Ford – 4:02:29.0 – +14:15.7
10. Mark Higgins – Mitsubishi – 4:08:44.5 – +20:31.2

On-line si trovano già i video e il “solito” Jalopnik ci mostra i suoi fantastici scatti!!
Via Motorsportblog

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mar 07 2007

Weekend di riposo! (2)

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… Continua

“Solo il rumore del motore e il fischio dell’aria che scivola sulla superficie del mio aereo. Mi sento in pace con me stesso, libero, calmo, pronto a fare ciò che mi aspetta e che ho deciso di fare. Guardo la spiaggia deserta, controllando eventuale presenza di persone o di altri aerei a bassa quota (ultraleggeri) che non hanno l’obbligo di comunicazione con la torre. Nessuno, solo qualche persona che porta a spasso il cane e che in questo momento alza la testa verso il cielo per vedere chi diavolo è che rovina la pace della loro passeggiata. Ignari spettatori dello show che mi appresto a recitare, io, unico attore sul palcoscenico. Dò motore e salgo di quota, virando di centottanta gradi per riportare la prua da dove sono venuto, visto che la spiaggia è quasi finita. Salgo a duemila piedi e imposto il primo numero. Lo stallo.
Porto la manetta al minimo, l’aereo si azzittisce, mantengo l’assetto nonostante lui voglia puntare il muso verso terra, dato che la velocità sta scendendo. Contro il suo volere lo obbligo a star lì, ali parallele all’orizzonte onde evitare di entrare in uno stallo d’ala, che mi porterebbe in una quantomeno indesiderata vite. La velocità coninua a scendere man mano che la forza che applico alla cloche aumenta, alzando il muso del velivolo sopra l’orizzonte. Fatica. Inizio a sudare. Bene!
Il mondo sembra rallentare in quegli istanti, sempre più, fino a fermarsi. L’avvisatore di stallo inizia a suonare. Ci siamo. Ancora qualche secondo…dai…stai con me, non cadere…mi sembra di essere completamente fermo, in realtà sto viaggiando a cento chilometri all’ora, il silenzio mi avvolge. Ora. L’aereo inizia a tremare tutto: eccolo, è lui, lo stallo. La velocità è troppo bassa per il sostentamento aerodinamico dell’aereo, la portanza viene a mancare. Un’ultimo strattone e l’aereo cade giù, fregandosene dei miei comandi. Non posso nulla contro la fisica ed i principi del volo, allora allento la presa, lo lascio andare, mi lascio cadere nel vuoto, sempre più a picchiare l’assetto del velivolo, la velocità aumenta, torna a valori di sicurezza, l’aereo riprende il volo, diminuendo il suo picchiare, riprendendo naturalmente l’assetto orizzontale. Di nuovo a me la cloche, lo sforzo a tornare su, manetta sempre al minimo, cerco un altro stallo, ora ci mette di meno ad arrivare, perchè le velocità sono inferiori; e di nuovo mi ritrovo fermo nell’aria, ad ascoltare solo il sibilo della stessa, e poi giù, di nuovo, dopo lo strattone, una serie di salite e discese naturali, principio assoluto del volo, della portanza e della sua correlata velocità, del mio lavorare di braccia e piedi per tenere l’aereo orizzontale. Dopo il terzo stallo, e una perdita totale di circa mille piedi, piano piano riporto la manetta su, facendo rombare il motore che nel frattempo sembrava essersi assopito. E senza aspettare, senza riposare, dando sfogo al mio istinto, piego violentemente la cloche a sinistra, inducendo l’aereo in una virata maggiore ai sessanta gradi. Dò motore per non perdere quota, sento la forza dei G che mi schiaccia la testa verso il basso, in pochi secondi ho di nuovo invertito la prua. Ricompongo l’aereo, facendogli prendere un assetto di volo orizzontale, quota fissa mille piedi, riporto la manetta a valori normali, un giro rapido di controllo agli strumenti, per verificare che non ci sia nulla di anomalo dopo le manovre inusuali a cui lo ho sottoposto. Tutto in arco verde. Solo la girobussola è fuori di cinque gradi, normale effetto della precessione giroscopica. Regolo anche quella, riprendo fiato. Nonostante la temperatura esterna sia di poco superiore ai cinque gradi, sto sudando come un maratoneta dopo un’ora di corsa. Evidentemente sono un po’ fuori allenamento. Decido di fare un simulato, ovvero tentare un atterraggio d’emergenza mantenendo il motore al minimo. E di nuovo la mia mano toglie respiro al motore, lo fa azzittire, guardo fuori, giù, tutto nella norma. Le persone ora si sono radunate in un piccolo gruppo, proprio sotto di me. Adesso vi faccio morire. Assetto a scendere, fino a raggiungere la velocità di massima efficenza. Conto di raggiungere terra in un tre e sessanta completo, quindi imposto la virata, lenta, ho tre minuti circa prima dell’ipotetico contatto. Mantengo i parametri, i miei occhi che inseguono gli strumenti, sempre lo stesso giro: prua, quota, velocità, assetto, variometro, uno sguardo fuori e di nuovo prua, quota, velocità, e via dicendo. Ho da poco passato la metà della virata, l’altimetro mi indica circa cinquecento piedi in diminuzione. Perfetto, la matematica non è un’opinione e io sono esattamente al punto dove mi aspettavo di essere. Accendo le luci d’atterraggio, imposto la restante virata e mi tengo pronto con una mano sulla manetta per dare motore in caso di necessità. Duecento piedi, si scende ancora, mi allineo con l’ipotetica pista di fortuna, la spiaggia, credo che la gente laggiù sia un po’ più preoccupata ora… ancora giù, imposto l’atterraggio, flap, assetto e velocità…perfetto, la quota raggiunge i cinquanta piedi, quindici metri…praticamente sono a terra. Raddrizzo l’aereo, dò tutto motore e salgo. Il motore, elastico e potente, risponde subito, dandomi una sensaziona pari al decollo…solo che stavolta non stiamo partendo da terra, bensì dall’aria!! Riprendo quota salendo in spirale, raggiungo i mille piedi, prua contraria al rientro, e via, di nuovo metto l’aereo a coltello e lo costringo ad un’altra virata da acrobata, lui risponde pronto, quasi non volesse deludermi, cinque secondi esatti e sono di nuovo orizzontale, allineato per il rientro.
“Ronchi Torre, l’India-Tango-Echo lasciando la zona di Lignano per il rientro, riporterà con campo in vista”
“India-Tango-Echo, ricevuto, riportate entrando sul sentiero per la zero-nove”. Sollievo nella voce del controllore, la mia comunicazione significa che tutto è andato per il meglio, che non ho combinato danni, che presto il suo incubo fuori programma finirà, non appena appoggerò le ruote per terra.
Ma prima di andarmene, da buon attore, vorrei salutare il mio piccolo pubblico, e così punto di nuovo il muso verso il basso, raggiungendo i duecento piedi, mi allineo, diminuendo la mia velocità, e iniziando una serie di destra-sinistra con le ali, come ad imitare un saluto. Mi sembra di vedere qualcuno alzare una mano, laggiù, ma non ne sono certo. Amen, riprendo quota per il rientro…per oggi è finita…respiro piano e mi accorgo di essere più…leggero…non sono più arrabbiato, la giornata forse non è tanto male, mi dico. E un timido raggio di sole si fa spazio fra le nuvole, proiettando la mia piccola ombra in mare. Sorrido…è la mia vita, dico fra me e me…è così che deve andare…”

Alla prossima puntata di “Sensazioni di Volo”

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mar 06 2007

Weekend di riposo!

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Terzo appuntamento con il volo…

“E’ un sabato mattina di fine febbraio e finalmente, dopo 28 giorni di lavoro consecutivo, un weekend di riposo. Meritato, no??
Mi alzo, ancora rintontito, preparo il caffè girando per casa in boxer… oggi non ho voglia nemmeno di vestirmi…apro la finestra..e qualcosa si apre dentro me: il cielo è coperto, le nuvole sono alte, quasi a formare una grande coperta. Non minaccia pioggia, o almeno non ancora…ma è sufficentemente coperto da non lasciar passare la luce del sole.
Tempo mezz’ora e sono in auto… dove sto andando? …A volare, no???
Arrivo in aeroporto e il mio capo mi chiede se ho sbagliato a mettere la sveglia… simpaticone…
Oggi si vola, ma è diverso… oggi ci sono solo io, io ed il mio essere pilota, la mia macchina e il suo essere aereo, noi e il nostro istinto, quasi primitivo, del volo.
“Dove vai??” di nuovo la domanda, questa volta leggermente più seria, quasi preoccupata da mio silenzio, del capo. “Prendo il Tango-Echo, vado a fare quattro giri in zona”, rispondo quasi seccato. Oggi ho le palle girate, me ne rendo conto. Sono arrabbiato con me stesso, perchè sono lì, perchè non riesco a stare lontanto da quel mondo, e inspiegabilmente arrabbiato con lui, che ieri sera, dopo l’ultimo volo, mi dice che per il weekend posso stare a casa, quasi fosse un regalo, invece che un diritto.
Andando in hangar passo in ufficio, ritiro dal fax le carte meteo e gli do un’occhiata mentre mi bevo un caffè amarissimo (lo zucchero è finito e mi dimentico sempre di portarne un po’ da casa, il che fa aumentare la mia incazzatura). Prendo borsa e cuffie, mi precipito dalla mia bella. Un SF-260, siae-marchetti, un trainer semiacrobatico dalle prestazioni molto spinte, macchina nervosa ma divertente, esattamente quello che mi ci vuole oggi. Solita sigaretta, solito giro macchina, mentre il tecnico mi chiede quanto carburante deve preparare. Gli dò un numero, senza pensare, senza sapere nemmeno a quanto corrisponda in autonomia oraria del velivolo. Ma non importa, non oggi. Oggi non ci sono regole nè passeggeri, non ci sono piani di volo nè quote, tempi stimati e rotte da mantenere, oggi si vola. Nel vero senso della parola.
Salgo a bordo mentre il tecnico mi traina fuori dall’hangar, procedo con i controlli in cabina, quindi attacco le cuffie al jack, e come un fedele in chiesa, mi immergo in quella che è la mia preghiera ricorrente: Battery ON, Anti-Collision Light ON, Pompe ON, manetta aperta quanto basta, magneti su START. L’elica comincia a girare, il motore borbotta e poi con un rombo, quasi fosse arrabbiato pure lui, si accende e stabilizza i giri. Apro la radio “Ronchi Tower, buongiorno dall’ India-Romeo-Alfa-Tango-Echo”
“India Tango Echo, buongiorno a voi, avanti” La risposta arriva veloce, secca, il tono della voce è piatto. Sarà che ho una giornata strana, ma sembra quasi che anche chi sta dall’altra parte del microfono sia sull’incazzoso andante oggi. Meglio.
“Ronchi Torre, India Tango Echo VFR no flight-plan, diretto a Lignano lungo costa, mantenimento zona e rientro, pronto al rullaggio”
“India Tango Echo, rullate via Golf-Bravo-Sierra-Alfa, punto attesa due-sette sull’alfa.”
“Copiato punto attesa due-sette sull’Alfa via Golf-Bravo-Sierra, dall’India Tango Echo”
Rilascio i freni e rullo veloce, non vedo l’ora di staccarmi dal suolo e lasciare che il mio corpo galleggi in aria. Arrivo al punto attesa, ricontrollo i parametri del velivolo, chiedo l’autorizzazione al decollo, che mi viene prontamente concessa. Mi allineo, davanti ai miei occhi i ter chilometri e spacca di pista in cemento, enorme per un aereo come quello che sto pilotando oggi. Rilascio i freni, porto la manetta a fine corsa e sento l’accelerazione del velivolo stamparmi sul sedile. Sorrido. Controllo il movimento fino alla Vr, la velocità di rotazione, ovvero il momento in cui si obbliga l’aereo a puntare il muso per aria. Mi stacco da terra e tiro un respiro di sollievo. Qualcosa è cambiato dentro me. Adesso sto meglio, non so perchè, ma è come se fossi riuscito a tagliare il mondo fuori da quella cabina di pilotaggio, ora riesco a concentrarmi su quello che andrò a fare. Un recurrent training, ovvero una serie di manovre di prova per tenersi “allenati”…nessuno mi obbliga a farlo, ma a me piace e così, ogni tanto, prendo l’aereo e me ne vengo quassù, solo soletto, a sfogare il mio essere pilota, a prendere una bella sudata, a sfidare me stesso, per vedere se i miei riflessi sono sempre gli stessi o meno.
“Ronchi Torre, India-Tango-Echo riporta la verticale di Lignano, mille piedi, mantiene la zona per addestramento, chiede l’autorizzazione a cambio quota fra i duemila e i cinquanta piedi, riporterà lasciando”
Un attimo di esitazione… quella richiesta non era prevista…
“India-Tango-Echo, autorizzati a vostra discrezione ai cambi di quota, riportate lasciando la zona, …occhi aperti, mi raccomando”. Eccolo, si è parato ben bene il culo, il ragazzo: “a vostra discrezione, cioè se faccio danni loro se ne lavano le mani. Alla fine è corretto, la zona di addestramento nonè questa…quindi…
“Ronchi Torre, a discrezione il cambio di quota, riporterà l’India Tango Echo”
Silenzio.”Continua…

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mar 05 2007

Nikon D50

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IMG_3090.JPG Eccola! :)
Finalmente dopo varie peripezie è arrivata!
La nuova Nikon D50 SLR…
Ecco qualche scatto per documentare lo “spacchettamento” della fotocamera… e su Flickr i primi scatti “decenti” fatti con il nuovo atrezzo ;)

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mar 01 2007

Un volo come un altro (2)

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Continua

“Ritorno alla realtà nel momento stesso in cui l’aereo stalla, dando uno scossone violento alla struttura. Inavvertitamente non mi ero reso conto che l’assetto era ancora a salire, ma non avendo motore la velocità è scesa fino al punto critico, lo stallo. Cerco di controllarlo, abbasso il muso in modo da fargli riprendere un po’ di corsa, in modo che si stabilizzi. Finalmente la mia testa ha ripreso a funzionare, ora vedo davanti agli occhi le operazioni che devo fare, calcoli e settaggi da impostare pe runa discesa d’emergenza. Valuto la possibilità di provare a riaccendere il motore, ma lo spazio che mi separa da terra è troppo poco, avrò poco più di due minuti prima del contatto. Guardo fuori, davanti a me vedo il campo di Belluno, con la sua pista in erba, corta e stretta, con alberi a fondo pista, su un lato. Calcolo a mente le distanze, occhio e croce dovrei arrivarci…se ho sovrastimato lo spazio, vuol dire che lavorerò di flap per ridurre lo spazio d’atterraggio, se invece l’ho sottostimata allora vorrà dire che atterrerò nel campo di mais prima della pista. In entrambe le situazioni, direi meglio che non finire stampato su un fianco della montagna. Maledizione, una piantata motore in montagna, la peggiore delle condizioni. E vorrei sapere il motivo. Giuro che se arrivo sano e salvo a terra smonto a pezzi quest’aereo tipo mattoncini Lego finchè non trovo la causa del guasto. E giuro che la trovo.
Ma prima devo pensare ad arrivare a terra…è incredibile come il tempo si dilati in certe situazioni…un secondo sembra un minuto, un minuto un’ora e così via… per certi aspetti è meglio, hai la sensazione di avere più tempo per riprendere il controllo della situazione. Quando non ci riesci, invece, speri solo che il tempo passi il più veloce possibile.
Apro la radio, tiro un respiro e parto con la mia preghiera. “Belluno, May-Day, May-Day, May-Day, India-Alpha-Sierra-Bravo-Tango, duemila piedi in diminuzione, campo in vista, abbiamo il motore off, tentiamo atterraggio d’emergenza sulla vostra pista”
Silenzio…possibile che non ci sia nessuno oggi??
Sto per riprovare a chiamare, quando una voce esce gracchiante dalle cuffie: “India-Bravo-Tango, confermate il may-day?”
“Confermato, India-Bravo-Tango”
“Riportate quota e distanza dal campo”
“Milleottocento piedi, tre miglia a occhio”
“India-Bravo-Tango, la zona è in sicurezza, nessun velivolo nei paraggi, scendete pure, pista libera”
“Ricevuto” …sempre che ci arrivo, alla pista. Controllo delicatamente l’aereo, facendo in modo di non modificare troppo l’assetto per non destabilizzarlo. Portare a terra una macchina da 600 Kg con la sola forza di sostentamento dell’aria non è tanto semplice…anzi, per niente semplice.
Piano, con delicatezza, sblocco il carrello per farlo uscire…lo sento scendere per gravità, poi lo aiuto con un colpo di pompa d’emergenza per il blocco finale. Sento chiaramente il colpo secco del blocco che si innesta, bene, almeno il carrello è a posto.
“Belluno, India-Bravo-Tango in corto finale, millequattrocento piedi, pronti al contatto, spegnamo le utenze”
“Ricevuto, vi aspettiamo”
Come da procedura, chiudo la valvola del serbatoio, spengo tutte le utenze elettriche di bordo ed escludo la batteria, onde evitare un possibile incendio derivante da un atterraggio troppo duro. La terra si avvicina, ormai ci siamo, mancano pochi secondi al contatto, la cintura di sicurezza è allacciata, sblocco la porta d’uscita, casomai dovessi abbandonare l’aereo in fretta, fisso gli occhi sulla pista che si avvicina, sembra quasi volermi tirare a sè…freno l’istinto di tirare il volantino a mè e far salire l’aereo: sarebbe una mossa fatale, significherebbe stallare violentemente e schiantare l’aereo al suolo. Sto sudando ancora, ormai sono completamente fradicio, le mani scivolano sui comandi, le stringo ancora di più mentre vedo la terra assorbirmi in maniera inevitabile, stringo i denti aspettando il moemento fatidico, passo sopra la soglia pista, il traguardo, “ora devo buttarlo giù, se non voglio arrivare lungo e piantarmi sui pini”, mi dico. Forzo l’aereo a scendere ancora, mancheranno si e no venti centimetri, ma il cuscino d’aria che si crea sotto le ali in atterraggio non vuole lasciarmi toccar terra. Vai, vai, vai, vai, vai…un sobbalzo, ho toccato. Pianto i piedi sui freni, pregando perchè funzionino. L’aereo smaltisce la sua velocità sull’erba leggermente dissestata della pista di Belluno, poi si ferma.

Silenzio.

Il mio respiro.

Ce l’ho fatta…appoggio la testa allo schienale e chiudo gli occhi. Rivedo gli ultimi minuti appena trascorsi, saranno stati cinque, sei, non di più…ma che intensità! Qualcuno bussa al finestrino, apro gli occhi e gli faccio segno che è tutto ok, poi sgancio la cintura di sicurezza e scendo dall’aereo, respirando l’aria fresca di montagna. Non ho ancora messo i piedi per terra che già la sigaretta accesa pende dalle mie labbra, direi che me la sono meritata.
Forse è meglio se telefono al proprietario del velivolo e lo avviso che non è il caso che mi aspetti alzato, stasera, tanto non arriverò.
E meno male che doveva essere
un volo come un altro…”

Alla prossima puntata di “Sensazioni di Volo” dal titolo: “Weekend di riposo”

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