… Continua

“Guardai Lele, in silenzio… avevo deciso e sapevo anche che lui non avrebbe approvato al cento per cento… ma io sono fatto così, per aria come per terra…
La mano che tremava sulla cloche, chiusi gli occhi e respirai a fondo.
Click, il rumore del pulsante della radio…

“treviso Approach, Alfa-Sierra 659, verticale del beacon, duemila piedi… andiamo incontro al Cessna India-Sierra-Tango, lo portiamo fuori da lì.”

L’avevo detto… Lele si gira, mi guarda stupito, nei suoi occhi un misto di curiosità, ammirazione, paura.

“Alfa-Sierra 659, …non siete obbligati a farlo, abbiamo già fatto partire la richiesta di soccorso aereo, ma ci vorrà un po’”

Lo so che non sono obbligato, cazzone che stai seduto su quella sedia, ma se stessi quassù ti renderesti conto di quanto vitale è il tempo e di quanto brutta è la situazione… Guardai di nuovo Lele, che con un cenno della testa mi fece capire che era con me, ancora, uniti nella passione del volo, del nostro lavoro, della maledizione che avevamo addosso…

“Treviso Approach, non c’è tempo, ci dirigiamo a sud-est del campo dove pensiamo che il Sierra-Tango si sia perso, riporteremo raggiungendo la zona, Alfa-Sierra 659”
“Alfa-Sierra 659, ricevuto, da questo istante silenzio radio in zona, state attenti”
“India-Sierra-Tango dall’Alfa-Sierra 659, ci sentite??”
“Vi sentiamo, purtroppo non sappiamo dare posizione precisa….stiamo fra i 500 e i mille piedi….credo… dieci miglia a sud-est del campo, in prua 300…”
“Ricevuto, accendete tutte le luci che avete, veniamo a prendervi”

“Andiamo e facciamo in modo di finire sta storia prima di mezz’ora”, dissi a Lele, che da buon pilota aveva già virato verso la zona in cui pensavamo ci fosse il Cessna. Aumentai le manette per stabilizzare il velivolo, stavamo entrando in nube piena anche noi, era un cumulonembo, nero come una notte senza luna, nuvolo denso al cui interno si scatenano temporali violenti, in cui i venti fanno a gara per dimostrare la loro supremazia, in cui il ghiaccio è sempre presente…insomma, l’unico posto dove un qualsiasi pilota con qualsiasi aereo non dovrebbe mai cacciarsi. Man mano che avanzavamo le correnti si facevano sempre più forti, facendo sbattere violentemente l’aereo a destra e a sinistra, impegnando me e Lele al comando.
“Scendiamo”, disse Lele, e prima che potessi rispondergli avevamo già il muso verso terra, a cercare una zona più calma, che trovammo poco dopo, evidentemente eravamo proprio nel cuore della bestia…

“Treviso, l’Alfa-Sierra 659 è in zona, cominciamo a cercare, break-break, India-Sierra-Tango, guardate fuori anche voi e segnalate qualsiasi cosa vi sembri un aereo”
“Ricevuto da Treviso”
“Copiato India-Sierra-Tango”

Iniziammo a cercare, compiendo delle ampie spirali e spostandoci di volta in volta, ma niente, non si vedeva niente, la pioggia che batteva forte sulla fusoliera e la lieve nebbia che c’era ci impediva di vedere anche a pochi metri oltre la nostra elica. “Vedi niente?” chiesi a Lele. “Un fico secco…”
Grande Lele, anche nei momenti più disperati riusciva a farti le battute più secche possibili, tali da strapparti un inevitabile sorriso.
Decidemmo di abbassarci ancora, da mille a settecento piedi e rifare di nuovo il giro della zona, e ancora niente…cinquecento piedi, e con la scarsa visibilità che c’era dovevamo pure fare attenzione a non scendere troppo…

“india-Sierra-Tango, non ci date nessun indizio?? Non abbiamo molta voglia di giocare a nascondino stasera…” Lele.
“Purtroppo no…ci dispiace” manco a dirlo…

“Marco, guarda là…” Mi girai nella direzione indicata da Lele, poco dietro la nostra semiala destra, più in basso di circa duecento piedi….dei riflessi, lampi… forse le strobe lights del Cessna. “Sembra, ma…” Dubbio. volando in nube bisogna stare attenti a non farsi fregare dai miraggi. Le luci del nostro aereo venivano riflesse dalle gocce d’acqua, dandoci così l’idea della presenza di un altro aereo.

“India-Sierra-Tango, vostre ore dieci, duecento piedi più in su, vedete niente??”
“Sto guardando fuori… ma … no, non vedo niente, solo acqua!”

“Maledetti riflessi di mer… credevo di averlo visto!!” Il nervosismo era palpabile, eravamo stanchi entrambi, e la voglia di mollare tutto e andare a terra era forte, ma significava lasciare alla sua triste sorte un pilota, un collega. No.
Un attimo di lucidità e seppi cosa fare: spensi le nostre luci, tutte, il buio ci avvolgeva, poi guardai di nuovo fuori, nella direzione dove avevamo visto prima quei lampi.
Buio.
Poi, finalmente, il lampo della strobe… l’avevamo trovato!

“India-Sierra-Tango, vi abbiamo visti, scendiamo a prendervi!”
Veloci, una virata a sessanta gradi e giù, come facevano i caccia della seconda guerra mondiale, noi predatori a caccia della nostra preda. Dopo una decina di secondi eravamo in fianco al Cessna: lo spettacolo che avevamo davanti non era certo uno dei migliori: si vedeva abbondante il ghiaccio che si era formato sulla struttura, sulle ali di quel velivolo, guardai l’anemometro: stavamo volando a poco più di cinquanta nodi, era prossimo a un’altro stallo. Lo salutammo con la mano, poi ci mettemmo davanti a lui e decidemmo di iniziare subito a scendere per fargli prendere un po’ di velocità, per fortuna il campo era a un minuto e poco più dal punto dove ci trovavamo.

“Treviso Approach, Alfa-Sierra 659 e India-Sierra-Tango pronti all’atterraggio, pista due-due, l’India-Sierra-Tango è il numero uno, noi precediamo per l’avvicinamento, poi riattacchiamo e ci riportiamo in circuito per scendere come numero due”
“Alfa-Sierra 659, scendete pure, pista libera”

Ci posizionammo sul sentiero di discesa per la pista 22 di Treviso S. Angelo, il Cessna ci seguiva incerto…ma ormai era fatta, l’avevamo portato a casa. Vidi le luci della pista poco davanti a me, impostai l’atterraggio e quando ero a pochi metri da terra riattaccai per lasciare la pista a chi ci seguiva. Virando per la controbase, guardai dietro per vedere se ci fossero stati problemi, ma eccolo lì, a terra, il Cessna India-Sierra-Tango stava ormai rallentando la corsa d’atterraggio.

Guardai Lele, ci facemmo i complimenti reciproci solo con uno sguardo.

Una sola domanda mi rimaneva in testa, e non appena fossi sceso l’avrei fatta a chi di dovere. Ma cosa diavolo ci faceva un VFR in volo con un tempo così schifoso e così vicino alle effemeridi??

Mah, fra poco lo saprò…

Chiudo il rubinetto della doccia, riapro gli occhi…. stasera è meglio andare a dormire presto…”

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