“Ah, finalmente a casa… chiudo la porta dietro di me e mi fiondo in bagno, sotto una doccia bollente, lasciando i vestiti stesi sul pavimento…faccio in tempo ad accendere iTunes () e lanciare una playlist a caso, ho bisogno di stendere i nervi…sono a pezzi, ripenso a quello che è successo stasera, mi faccio i complimenti per il comportamento, per quello che ho fatto. Stanco, si, ma soddisfatto…
Chiudo gli occhi e lascio che l’acqua scorra sulla mia pelle, dandomi una piacevole sensazione di relax, di distensione. E il ricordo riaffiora…

“Treviso Approach, Alfa-Sierra six-five-niner with you, good evening”
“Alfa-Sierra six-five-niner, buonasera e bentornati con noi, avanti”
“Treviso Approach, Alfa-Sierra sei-cinque-nove seimila piedi su Vicenza, in avvicinamento al beacon, istruzioni per l’atterraggio”
“Alfa-Sierra Sei-Cinque-Nove, abbiamo vento quattro nodi, 10 gradi, visibilità 500 metri, pioggia forte e nebbia, pista attiva ventidue, copertura otto ottavi, base nube mille piedi, quenneacca uno-zero-zero-cinque”
“Treviso Approach, copiato le condimeteo, pista due-due, QNH uno-zero-zero-cinque, chiediamo autorizzazione a scendere a quattromila piedi, Alfa-Sierra 659”
“Alfa-Sierra 659, autorizzati ai quattromila, occhio che qua è brutto forte”

Guardo Lele, che stasera mi fa da secondo per questo volo di rientro da Locarno, siamo soli, io e lui, e forse è meglio, visto che il tempo dal lago di Garda ha iniziato a peggiorare fino ad arrivare a condizioni ai limiti del volabile, tanto che abbiamo deciso di atterrare a Treviso e non proseguire per la nostra meta, Trieste, dove l’aeroporto è chiuso al traffico medio-leggero causa venti forti e una vera e propria tempesta in corso.
“Sei pronto a tirar fuori il sacchetto?? Stasera mi sa che si balla forte!!” Sdrammatizza la situazione, che è veramente difficile, abbiamo richiesto di salire per stare in una zona un po’ più tranquilla, ma abbiamo comunque dovuto tenere l’aereo in due perchè le correnti di vento sono forti e variabili. “No, tu??” Gli rispondo io, concentrato sul pilotaggio, con il muso dell’aereo che iniziava a beccheggiare a scatti, il tempo che peggiorava man mano che scendevamo di quota.
“tempo veramente del cacchio, non vedo l’ora di mettere le ruote per terra”. E’ nervoso, lo capisco, certe situazioni non fanno piacere nemmeno a stare nella cabina di un 747, sono nervoso anch’io e nemmeno mi rendo conto di quanta fatica stiamo facendo per combattere le correnti d’aria.

“Treviso, Treviso, l’India-Papa-Papa-Sierra-Tango, Treviso, rispondete”

Guardai Lele, uno sguardo ci bastò per capirci al volo: c’era qualcosa che non andava in quella chiamata radio, troppa tensione, troppa fretta…qualcosa stava andando storto a bordo di quell’aereo.

“India-Sierra-Tango, qui Treviso, avanti”
“Treviso, India-Sierra-Tango è un Charlie 152, abbiamo lasciato Portogruaro da quattro minuti, quota mille piedi, non siamo in condizioni VFR (volo a vista, n.d.r.)
dovremo riportare San Donà ma non riusciamo a vederlo, chiediamo intercettamento radar per raggiungere il vostro aeroporto”
“India-Sierra-Tango, qu-di-mike 300, scendete a settecento piedi e mantenete”
“In prua tre-zero-zero, scendiamo a settecento, l’India-Sierra-Tango”

Silenzio in cabina…quell’aereo e il suo pilota stavano passando un brutto quarto d’ora, meditai sulle azioni che avrei intrapreso io se fossi stato al suo posto, in modo da dargli un consiglio se la situazione fosse peggiorata. Ogni tanto, quando ragiono così, penso di peccare di superbia…ma non lo faccio perchè mi credo un asso del cielo, bensì perchè se mi trovassi in una situazione del genere mi farebbe molto piacere sentire qualcuno che mi ricorda cosa devo fare in momenti così delicati.

“India-Sierra-Tango, riportate quota, qu-di mike due nove cinque”
“Treviso Approach, siamo scesi ma l’altimetro è bloccato a mille…prua due nove cinque per l’India-Sierra-Tango”

La situazione stava peggiorando; “ghiaccio”, sussurra Lele, quasi a dare conferma a ciò che stavo pensando. Quel Cessna s’era infilato dritto dritto in una nuvola piuttosto fredda, e senza saperlo aveva cominciato a coprirsi di ghiaccio, basta un velo sulle ali e sulla fusoliera che la presa statica del Pitot si ostruisce, impedendo agli strumenti ad essa collegati di dare valori corretti. Stavo ancora pensando a cosa sarebbe potuto succedere nei prossimi minuti, quando la conferma arrivò via radio. Implacabile.

“Treviso, sospettiamo formazioni di ghiaccio sulla fusoliera, anche gli altri strumenti anemometrici sono impazziti. Non abbiamo quota nè velocità…”
Una secca conferma, quasi disperata, un filo di disperazione in quelle parole, sentimenti che si riconoscono subito, anche se quella sera le trasmissioni erano disturbate a causa del maltempo.
“India-Sierra-Tango, mantenete l’assetto e continuate su prua due-nove-zero”
“Ricevuto” una conferma pronta, sicura, quasi confortata da una flebile speranza che chi sta in torre deve avergli infuso. “ti dico io cosa fare, tranquillo, tu esegui e basta”.

“Alfa-Sierra 659, riportate posizione e quota”
“Treviso Approach, abbiamo raggiunto il beacon, quattromila piedi, pronti per la discesa al lungo finale, Alfa-Sierra 659”
“Alfa-Sierra 659, mantenete la verticale del beacon, scendete a duemila, precedenza al traffico India-Sierra-Tango in difficoltà”
“Scendiamo a duemila mantenendo il beacon, numero due all’atterraggio, Alfa-Sierra 659”

Io e Lele impostiamo la serie di spirali in discesa per raggiungere la quota, mantenendo la posizione, per quanto possibile, fissa sul beacon, come da richiesta. purtroppo le condizioni peggioravano man mano che scendevamo, rendendo sempre più difficile la condotta del velivolo. Anche noi non stavamo messi bene, ma per lo meno non avevamo ghiaccio addossoa complicare le cose.

“Treviso, abbiamo stallato, abbiamo…” Silenzio. Le cose erano peggiorate notevolmente a bordo dell’India-Sierra-Tango, probabilmente avevano coninuato a far ghiaccio, appesantendo troppo il velivolo che aveva iniziato a rallentare, portandoli allo stallo. Chi stava alla guida non se n’era accorto, troppo impegnato a tener dritto l’aereo in mezzo alla tempesta.

“India-Sierra-Tango, ripetete per favore”

Niente… Solo silenzio, guardai di nuovo Lele, nei suoi occhi c’era preoccupazione, e senz’altro anche nei miei c’era…Non sapevamo cosa pensare, cosa dire, cosa fare…condizionati dal silenzio radio non parlavamo nemmeno fra di noi, se non quelle poche parole di conferma dei parametri del volo.

“India-Sierra-Tango, ricevete?”

“India-Sierra-Tango, riportate le vostre condizioni”

Niente, niente, niente…mi stavo innervosendo, essere lo spettatore immobile di quello spettacolo a cui non avevo scelto di partecipare mi stava dando sui nervi, volevo fare qualcosa, ma non sapevo cosa…Lele se n’era accorto, mi chiese se volevo che prendesse lui i comandi, risposi con un “no” secco, anche se avrei voluto teletrasportarmi a bordo di quel Cessna per fare qualcosa. Ma dov’era, cosa gli era successo???

“Treviso, qui l’India-Sierra-Tango, abbiamo subito una serie di stalli…gli strumenti stanno indicando valori impossibili, non conosco velocità, quota e posizione del mio velivolo”

“Almeno siete vivi…”

Fu a quel punto che decisi che non potevo più aspettare, che quel pilota non sarebbe durato a lungo se non davamo una svolta alla situazione…”

Continua…

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