Terzo appuntamento con il volo…

“E’ un sabato mattina di fine febbraio e finalmente, dopo 28 giorni di lavoro consecutivo, un weekend di riposo. Meritato, no??
Mi alzo, ancora rintontito, preparo il caffè girando per casa in boxer… oggi non ho voglia nemmeno di vestirmi…apro la finestra..e qualcosa si apre dentro me: il cielo è coperto, le nuvole sono alte, quasi a formare una grande coperta. Non minaccia pioggia, o almeno non ancora…ma è sufficentemente coperto da non lasciar passare la luce del sole.
Tempo mezz’ora e sono in auto… dove sto andando? …A volare, no???
Arrivo in aeroporto e il mio capo mi chiede se ho sbagliato a mettere la sveglia… simpaticone…
Oggi si vola, ma è diverso… oggi ci sono solo io, io ed il mio essere pilota, la mia macchina e il suo essere aereo, noi e il nostro istinto, quasi primitivo, del volo.
“Dove vai??” di nuovo la domanda, questa volta leggermente più seria, quasi preoccupata da mio silenzio, del capo. “Prendo il Tango-Echo, vado a fare quattro giri in zona”, rispondo quasi seccato. Oggi ho le palle girate, me ne rendo conto. Sono arrabbiato con me stesso, perchè sono lì, perchè non riesco a stare lontanto da quel mondo, e inspiegabilmente arrabbiato con lui, che ieri sera, dopo l’ultimo volo, mi dice che per il weekend posso stare a casa, quasi fosse un regalo, invece che un diritto.
Andando in hangar passo in ufficio, ritiro dal fax le carte meteo e gli do un’occhiata mentre mi bevo un caffè amarissimo (lo zucchero è finito e mi dimentico sempre di portarne un po’ da casa, il che fa aumentare la mia incazzatura). Prendo borsa e cuffie, mi precipito dalla mia bella. Un SF-260, siae-marchetti, un trainer semiacrobatico dalle prestazioni molto spinte, macchina nervosa ma divertente, esattamente quello che mi ci vuole oggi. Solita sigaretta, solito giro macchina, mentre il tecnico mi chiede quanto carburante deve preparare. Gli dò un numero, senza pensare, senza sapere nemmeno a quanto corrisponda in autonomia oraria del velivolo. Ma non importa, non oggi. Oggi non ci sono regole nè passeggeri, non ci sono piani di volo nè quote, tempi stimati e rotte da mantenere, oggi si vola. Nel vero senso della parola.
Salgo a bordo mentre il tecnico mi traina fuori dall’hangar, procedo con i controlli in cabina, quindi attacco le cuffie al jack, e come un fedele in chiesa, mi immergo in quella che è la mia preghiera ricorrente: Battery ON, Anti-Collision Light ON, Pompe ON, manetta aperta quanto basta, magneti su START. L’elica comincia a girare, il motore borbotta e poi con un rombo, quasi fosse arrabbiato pure lui, si accende e stabilizza i giri. Apro la radio “Ronchi Tower, buongiorno dall’ India-Romeo-Alfa-Tango-Echo”
“India Tango Echo, buongiorno a voi, avanti” La risposta arriva veloce, secca, il tono della voce è piatto. Sarà che ho una giornata strana, ma sembra quasi che anche chi sta dall’altra parte del microfono sia sull’incazzoso andante oggi. Meglio.
“Ronchi Torre, India Tango Echo VFR no flight-plan, diretto a Lignano lungo costa, mantenimento zona e rientro, pronto al rullaggio”
“India Tango Echo, rullate via Golf-Bravo-Sierra-Alfa, punto attesa due-sette sull’alfa.”
“Copiato punto attesa due-sette sull’Alfa via Golf-Bravo-Sierra, dall’India Tango Echo”
Rilascio i freni e rullo veloce, non vedo l’ora di staccarmi dal suolo e lasciare che il mio corpo galleggi in aria. Arrivo al punto attesa, ricontrollo i parametri del velivolo, chiedo l’autorizzazione al decollo, che mi viene prontamente concessa. Mi allineo, davanti ai miei occhi i ter chilometri e spacca di pista in cemento, enorme per un aereo come quello che sto pilotando oggi. Rilascio i freni, porto la manetta a fine corsa e sento l’accelerazione del velivolo stamparmi sul sedile. Sorrido. Controllo il movimento fino alla Vr, la velocità di rotazione, ovvero il momento in cui si obbliga l’aereo a puntare il muso per aria. Mi stacco da terra e tiro un respiro di sollievo. Qualcosa è cambiato dentro me. Adesso sto meglio, non so perchè, ma è come se fossi riuscito a tagliare il mondo fuori da quella cabina di pilotaggio, ora riesco a concentrarmi su quello che andrò a fare. Un recurrent training, ovvero una serie di manovre di prova per tenersi “allenati”…nessuno mi obbliga a farlo, ma a me piace e così, ogni tanto, prendo l’aereo e me ne vengo quassù, solo soletto, a sfogare il mio essere pilota, a prendere una bella sudata, a sfidare me stesso, per vedere se i miei riflessi sono sempre gli stessi o meno.
“Ronchi Torre, India-Tango-Echo riporta la verticale di Lignano, mille piedi, mantiene la zona per addestramento, chiede l’autorizzazione a cambio quota fra i duemila e i cinquanta piedi, riporterà lasciando”
Un attimo di esitazione… quella richiesta non era prevista…
“India-Tango-Echo, autorizzati a vostra discrezione ai cambi di quota, riportate lasciando la zona, …occhi aperti, mi raccomando”. Eccolo, si è parato ben bene il culo, il ragazzo: “a vostra discrezione, cioè se faccio danni loro se ne lavano le mani. Alla fine è corretto, la zona di addestramento nonè questa…quindi…
“Ronchi Torre, a discrezione il cambio di quota, riporterà l’India Tango Echo”
Silenzio.”Continua…

Se volete fare quattro chiacchere con Marco basta iscriversi ad Italiamac

tags technorati :

Posta su Segnalo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *