Maiom.com e Nero Bifamiliare

Il trailer del nuovo (primo?) film di Federico Zampaglione, già cantante dei Tiromancino, 😉 è da qualche giorno on-line su Maiom. L’ idea di promuovere il film su due realtà emergenti del Web 2.0 come 2Spaghi e, appunto, Maiom è della casa produttrice che intende investire una parte del suo budget di lancio in alcuni dei più promettenti progetti web 2.0 italiani.

“Nero Bifamiliare” è una commedia nera e graffiante sui vizi, le ossessioni e le debolezze di una società iperattiva e truffaldina che però non vuole smettere di sognare, inseguendo emozioni e sentimenti che rischiano di essere schiacciati dal quotidiano.

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Nero Bifamiliare

Il blog di Nero Bifamiliare

Complimenti a Ferdinando e Paolo per la crescita del loro progetto! 😉

Via ilPigher

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I servizi di Google

Google o Gugol 😉 il motore di ricerca più famoso al mondo dispone di una enorme quantità di sevizi gratuiti, molti dei quali sconosciuti alla maggior parte degli utenti! MarioMIX ha creato un Googlossario ovvero un glossario in italiano con tutti i servizi di google elencati in ordine alfabetico con una breve descrizione dell’ applicazione.

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Buon Compleanno iMac!

Da imac

Eh già! E’ passato un anno da quando ho tolto il mio bimbo dalla scatola e l’ ho collegato alla rete!! Da allora è sempre acceso (solo in sleep durante la notte 😉 ), e non passa giorno che io non mi ci piazzi davanti almeno per un ora per gestire foto, video o semplicemente per navigare in rete!!

Ieri Apple ha rilasciato Mac OS X 10.4.9. La Tigre, quindi, si prepara ad andare in pensione per far posto al nuovo rampante Leopard (10.5)! Aspettiamo con trepidazione, quindi, il rilascio del nuovo “felino”!!!

Chissà che interfaccia grafica avrà? Rumors dicono che si abbandonerà la famosa “Aqua” per “Illuminous” con un nero traslucido…. ma non sarà troppo simile a Vista? (graficamente ovviamente!!!)

Boh?? Aspettiamo e vediamo!!! ………………… Intanto……….

……………Buon Compleanno iMac!!!!!!!!!!!!!!!!!

Finalmente a casa… (2)

… Continua

“Guardai Lele, in silenzio… avevo deciso e sapevo anche che lui non avrebbe approvato al cento per cento… ma io sono fatto così, per aria come per terra…
La mano che tremava sulla cloche, chiusi gli occhi e respirai a fondo.
Click, il rumore del pulsante della radio…

“treviso Approach, Alfa-Sierra 659, verticale del beacon, duemila piedi… andiamo incontro al Cessna India-Sierra-Tango, lo portiamo fuori da lì.”

L’avevo detto… Lele si gira, mi guarda stupito, nei suoi occhi un misto di curiosità, ammirazione, paura.

“Alfa-Sierra 659, …non siete obbligati a farlo, abbiamo già fatto partire la richiesta di soccorso aereo, ma ci vorrà un po’”

Lo so che non sono obbligato, cazzone che stai seduto su quella sedia, ma se stessi quassù ti renderesti conto di quanto vitale è il tempo e di quanto brutta è la situazione… Guardai di nuovo Lele, che con un cenno della testa mi fece capire che era con me, ancora, uniti nella passione del volo, del nostro lavoro, della maledizione che avevamo addosso…

“Treviso Approach, non c’è tempo, ci dirigiamo a sud-est del campo dove pensiamo che il Sierra-Tango si sia perso, riporteremo raggiungendo la zona, Alfa-Sierra 659”
“Alfa-Sierra 659, ricevuto, da questo istante silenzio radio in zona, state attenti”
“India-Sierra-Tango dall’Alfa-Sierra 659, ci sentite??”
“Vi sentiamo, purtroppo non sappiamo dare posizione precisa….stiamo fra i 500 e i mille piedi….credo… dieci miglia a sud-est del campo, in prua 300…”
“Ricevuto, accendete tutte le luci che avete, veniamo a prendervi”

“Andiamo e facciamo in modo di finire sta storia prima di mezz’ora”, dissi a Lele, che da buon pilota aveva già virato verso la zona in cui pensavamo ci fosse il Cessna. Aumentai le manette per stabilizzare il velivolo, stavamo entrando in nube piena anche noi, era un cumulonembo, nero come una notte senza luna, nuvolo denso al cui interno si scatenano temporali violenti, in cui i venti fanno a gara per dimostrare la loro supremazia, in cui il ghiaccio è sempre presente…insomma, l’unico posto dove un qualsiasi pilota con qualsiasi aereo non dovrebbe mai cacciarsi. Man mano che avanzavamo le correnti si facevano sempre più forti, facendo sbattere violentemente l’aereo a destra e a sinistra, impegnando me e Lele al comando.
“Scendiamo”, disse Lele, e prima che potessi rispondergli avevamo già il muso verso terra, a cercare una zona più calma, che trovammo poco dopo, evidentemente eravamo proprio nel cuore della bestia…

“Treviso, l’Alfa-Sierra 659 è in zona, cominciamo a cercare, break-break, India-Sierra-Tango, guardate fuori anche voi e segnalate qualsiasi cosa vi sembri un aereo”
“Ricevuto da Treviso”
“Copiato India-Sierra-Tango”

Iniziammo a cercare, compiendo delle ampie spirali e spostandoci di volta in volta, ma niente, non si vedeva niente, la pioggia che batteva forte sulla fusoliera e la lieve nebbia che c’era ci impediva di vedere anche a pochi metri oltre la nostra elica. “Vedi niente?” chiesi a Lele. “Un fico secco…”
Grande Lele, anche nei momenti più disperati riusciva a farti le battute più secche possibili, tali da strapparti un inevitabile sorriso.
Decidemmo di abbassarci ancora, da mille a settecento piedi e rifare di nuovo il giro della zona, e ancora niente…cinquecento piedi, e con la scarsa visibilità che c’era dovevamo pure fare attenzione a non scendere troppo…

“india-Sierra-Tango, non ci date nessun indizio?? Non abbiamo molta voglia di giocare a nascondino stasera…” Lele.
“Purtroppo no…ci dispiace” manco a dirlo…

“Marco, guarda là…” Mi girai nella direzione indicata da Lele, poco dietro la nostra semiala destra, più in basso di circa duecento piedi….dei riflessi, lampi… forse le strobe lights del Cessna. “Sembra, ma…” Dubbio. volando in nube bisogna stare attenti a non farsi fregare dai miraggi. Le luci del nostro aereo venivano riflesse dalle gocce d’acqua, dandoci così l’idea della presenza di un altro aereo.

“India-Sierra-Tango, vostre ore dieci, duecento piedi più in su, vedete niente??”
“Sto guardando fuori… ma … no, non vedo niente, solo acqua!”

“Maledetti riflessi di mer… credevo di averlo visto!!” Il nervosismo era palpabile, eravamo stanchi entrambi, e la voglia di mollare tutto e andare a terra era forte, ma significava lasciare alla sua triste sorte un pilota, un collega. No.
Un attimo di lucidità e seppi cosa fare: spensi le nostre luci, tutte, il buio ci avvolgeva, poi guardai di nuovo fuori, nella direzione dove avevamo visto prima quei lampi.
Buio.
Poi, finalmente, il lampo della strobe… l’avevamo trovato!

“India-Sierra-Tango, vi abbiamo visti, scendiamo a prendervi!”
Veloci, una virata a sessanta gradi e giù, come facevano i caccia della seconda guerra mondiale, noi predatori a caccia della nostra preda. Dopo una decina di secondi eravamo in fianco al Cessna: lo spettacolo che avevamo davanti non era certo uno dei migliori: si vedeva abbondante il ghiaccio che si era formato sulla struttura, sulle ali di quel velivolo, guardai l’anemometro: stavamo volando a poco più di cinquanta nodi, era prossimo a un’altro stallo. Lo salutammo con la mano, poi ci mettemmo davanti a lui e decidemmo di iniziare subito a scendere per fargli prendere un po’ di velocità, per fortuna il campo era a un minuto e poco più dal punto dove ci trovavamo.

“Treviso Approach, Alfa-Sierra 659 e India-Sierra-Tango pronti all’atterraggio, pista due-due, l’India-Sierra-Tango è il numero uno, noi precediamo per l’avvicinamento, poi riattacchiamo e ci riportiamo in circuito per scendere come numero due”
“Alfa-Sierra 659, scendete pure, pista libera”

Ci posizionammo sul sentiero di discesa per la pista 22 di Treviso S. Angelo, il Cessna ci seguiva incerto…ma ormai era fatta, l’avevamo portato a casa. Vidi le luci della pista poco davanti a me, impostai l’atterraggio e quando ero a pochi metri da terra riattaccai per lasciare la pista a chi ci seguiva. Virando per la controbase, guardai dietro per vedere se ci fossero stati problemi, ma eccolo lì, a terra, il Cessna India-Sierra-Tango stava ormai rallentando la corsa d’atterraggio.

Guardai Lele, ci facemmo i complimenti reciproci solo con uno sguardo.

Una sola domanda mi rimaneva in testa, e non appena fossi sceso l’avrei fatta a chi di dovere. Ma cosa diavolo ci faceva un VFR in volo con un tempo così schifoso e così vicino alle effemeridi??

Mah, fra poco lo saprò…

Chiudo il rubinetto della doccia, riapro gli occhi…. stasera è meglio andare a dormire presto…”

Finalmente a casa…

“Ah, finalmente a casa… chiudo la porta dietro di me e mi fiondo in bagno, sotto una doccia bollente, lasciando i vestiti stesi sul pavimento…faccio in tempo ad accendere iTunes () e lanciare una playlist a caso, ho bisogno di stendere i nervi…sono a pezzi, ripenso a quello che è successo stasera, mi faccio i complimenti per il comportamento, per quello che ho fatto. Stanco, si, ma soddisfatto…
Chiudo gli occhi e lascio che l’acqua scorra sulla mia pelle, dandomi una piacevole sensazione di relax, di distensione. E il ricordo riaffiora…

“Treviso Approach, Alfa-Sierra six-five-niner with you, good evening”
“Alfa-Sierra six-five-niner, buonasera e bentornati con noi, avanti”
“Treviso Approach, Alfa-Sierra sei-cinque-nove seimila piedi su Vicenza, in avvicinamento al beacon, istruzioni per l’atterraggio”
“Alfa-Sierra Sei-Cinque-Nove, abbiamo vento quattro nodi, 10 gradi, visibilità 500 metri, pioggia forte e nebbia, pista attiva ventidue, copertura otto ottavi, base nube mille piedi, quenneacca uno-zero-zero-cinque”
“Treviso Approach, copiato le condimeteo, pista due-due, QNH uno-zero-zero-cinque, chiediamo autorizzazione a scendere a quattromila piedi, Alfa-Sierra 659”
“Alfa-Sierra 659, autorizzati ai quattromila, occhio che qua è brutto forte”

Guardo Lele, che stasera mi fa da secondo per questo volo di rientro da Locarno, siamo soli, io e lui, e forse è meglio, visto che il tempo dal lago di Garda ha iniziato a peggiorare fino ad arrivare a condizioni ai limiti del volabile, tanto che abbiamo deciso di atterrare a Treviso e non proseguire per la nostra meta, Trieste, dove l’aeroporto è chiuso al traffico medio-leggero causa venti forti e una vera e propria tempesta in corso.
“Sei pronto a tirar fuori il sacchetto?? Stasera mi sa che si balla forte!!” Sdrammatizza la situazione, che è veramente difficile, abbiamo richiesto di salire per stare in una zona un po’ più tranquilla, ma abbiamo comunque dovuto tenere l’aereo in due perchè le correnti di vento sono forti e variabili. “No, tu??” Gli rispondo io, concentrato sul pilotaggio, con il muso dell’aereo che iniziava a beccheggiare a scatti, il tempo che peggiorava man mano che scendevamo di quota.
“tempo veramente del cacchio, non vedo l’ora di mettere le ruote per terra”. E’ nervoso, lo capisco, certe situazioni non fanno piacere nemmeno a stare nella cabina di un 747, sono nervoso anch’io e nemmeno mi rendo conto di quanta fatica stiamo facendo per combattere le correnti d’aria.

“Treviso, Treviso, l’India-Papa-Papa-Sierra-Tango, Treviso, rispondete”

Guardai Lele, uno sguardo ci bastò per capirci al volo: c’era qualcosa che non andava in quella chiamata radio, troppa tensione, troppa fretta…qualcosa stava andando storto a bordo di quell’aereo.

“India-Sierra-Tango, qui Treviso, avanti”
“Treviso, India-Sierra-Tango è un Charlie 152, abbiamo lasciato Portogruaro da quattro minuti, quota mille piedi, non siamo in condizioni VFR (volo a vista, n.d.r.)
dovremo riportare San Donà ma non riusciamo a vederlo, chiediamo intercettamento radar per raggiungere il vostro aeroporto”
“India-Sierra-Tango, qu-di-mike 300, scendete a settecento piedi e mantenete”
“In prua tre-zero-zero, scendiamo a settecento, l’India-Sierra-Tango”

Silenzio in cabina…quell’aereo e il suo pilota stavano passando un brutto quarto d’ora, meditai sulle azioni che avrei intrapreso io se fossi stato al suo posto, in modo da dargli un consiglio se la situazione fosse peggiorata. Ogni tanto, quando ragiono così, penso di peccare di superbia…ma non lo faccio perchè mi credo un asso del cielo, bensì perchè se mi trovassi in una situazione del genere mi farebbe molto piacere sentire qualcuno che mi ricorda cosa devo fare in momenti così delicati.

“India-Sierra-Tango, riportate quota, qu-di mike due nove cinque”
“Treviso Approach, siamo scesi ma l’altimetro è bloccato a mille…prua due nove cinque per l’India-Sierra-Tango”

La situazione stava peggiorando; “ghiaccio”, sussurra Lele, quasi a dare conferma a ciò che stavo pensando. Quel Cessna s’era infilato dritto dritto in una nuvola piuttosto fredda, e senza saperlo aveva cominciato a coprirsi di ghiaccio, basta un velo sulle ali e sulla fusoliera che la presa statica del Pitot si ostruisce, impedendo agli strumenti ad essa collegati di dare valori corretti. Stavo ancora pensando a cosa sarebbe potuto succedere nei prossimi minuti, quando la conferma arrivò via radio. Implacabile.

“Treviso, sospettiamo formazioni di ghiaccio sulla fusoliera, anche gli altri strumenti anemometrici sono impazziti. Non abbiamo quota nè velocità…”
Una secca conferma, quasi disperata, un filo di disperazione in quelle parole, sentimenti che si riconoscono subito, anche se quella sera le trasmissioni erano disturbate a causa del maltempo.
“India-Sierra-Tango, mantenete l’assetto e continuate su prua due-nove-zero”
“Ricevuto” una conferma pronta, sicura, quasi confortata da una flebile speranza che chi sta in torre deve avergli infuso. “ti dico io cosa fare, tranquillo, tu esegui e basta”.

“Alfa-Sierra 659, riportate posizione e quota”
“Treviso Approach, abbiamo raggiunto il beacon, quattromila piedi, pronti per la discesa al lungo finale, Alfa-Sierra 659”
“Alfa-Sierra 659, mantenete la verticale del beacon, scendete a duemila, precedenza al traffico India-Sierra-Tango in difficoltà”
“Scendiamo a duemila mantenendo il beacon, numero due all’atterraggio, Alfa-Sierra 659”

Io e Lele impostiamo la serie di spirali in discesa per raggiungere la quota, mantenendo la posizione, per quanto possibile, fissa sul beacon, come da richiesta. purtroppo le condizioni peggioravano man mano che scendevamo, rendendo sempre più difficile la condotta del velivolo. Anche noi non stavamo messi bene, ma per lo meno non avevamo ghiaccio addossoa complicare le cose.

“Treviso, abbiamo stallato, abbiamo…” Silenzio. Le cose erano peggiorate notevolmente a bordo dell’India-Sierra-Tango, probabilmente avevano coninuato a far ghiaccio, appesantendo troppo il velivolo che aveva iniziato a rallentare, portandoli allo stallo. Chi stava alla guida non se n’era accorto, troppo impegnato a tener dritto l’aereo in mezzo alla tempesta.

“India-Sierra-Tango, ripetete per favore”

Niente… Solo silenzio, guardai di nuovo Lele, nei suoi occhi c’era preoccupazione, e senz’altro anche nei miei c’era…Non sapevamo cosa pensare, cosa dire, cosa fare…condizionati dal silenzio radio non parlavamo nemmeno fra di noi, se non quelle poche parole di conferma dei parametri del volo.

“India-Sierra-Tango, ricevete?”

“India-Sierra-Tango, riportate le vostre condizioni”

Niente, niente, niente…mi stavo innervosendo, essere lo spettatore immobile di quello spettacolo a cui non avevo scelto di partecipare mi stava dando sui nervi, volevo fare qualcosa, ma non sapevo cosa…Lele se n’era accorto, mi chiese se volevo che prendesse lui i comandi, risposi con un “no” secco, anche se avrei voluto teletrasportarmi a bordo di quel Cessna per fare qualcosa. Ma dov’era, cosa gli era successo???

“Treviso, qui l’India-Sierra-Tango, abbiamo subito una serie di stalli…gli strumenti stanno indicando valori impossibili, non conosco velocità, quota e posizione del mio velivolo”

“Almeno siete vivi…”

Fu a quel punto che decisi che non potevo più aspettare, che quel pilota non sarebbe durato a lungo se non davamo una svolta alla situazione…”

Continua…