Terzo appuntamento della serie di racconti di Marco dedicati al mondo dell’ aria!

“…un volo come un altro… ecco cosa stavo pensando quel martedì, mentre stavo sorvolando Vittorio Veneto, quota 3000 piedi sul livello del mare, velocità 120 nodi…un volo di trasferimento, riportare a Trento quel PA32 a cui la mia azienda ha installato un radar-altimetro, su richiesta del titolare dell’aereo. “Gli altri sono tutti fuori, Marco…ci puoi andare solo tu…rientri con l’auto che abbiamo lasciato là”. Che palle, e io che stasera dovevo anche andare a cena con gli amici…guarda qua, sono le quattro, ora che arrivo a Trento ci vuole un’altra ora, tornare giù in auto significa arrivare a casa alle otto e mezza se ho culo…
“Aviano approach, India-Bravo-Tango su Vittorio Veneto, tremila piedi, in salita per tremilacinque, pronto all’ingresso in valle, diretto Belluno” aspetta che li avviso prima che sia troppo tardi, che questi sono militari americani, stanno poco a stizzirsi… Di lì a poco avrei perso il segnale radio, l’ingresso in valle mi mette in ombra dal segnale radio di Aviano, devo aspettare di arrivare in vista del campo di volo di Belluno prima di poter parlare con qualcuno…”India-Bravo-Tango, autorizzati ai tremilacinquecento piedi, copiato l’ingresso in valle, autorizzati fin da ora al contatto con la locale di Belluno, arrivederci”.
Formali, come al solito, “Aviano approach, autorizzati alla salita tre e cinque, contattiamo Belluno avvicinamento, arrivederci dall’India-Bravo-Tango”. Seleziono il canale in stand-by della radio, su cui avevo già preparato la frequenza di Belluno e mi complimento con me stesso per averci pensato prima, visto che i signori di Aviano non mi hanno nemmeno comunicato la frequenza su cui mi devo spostare. Guardo la carta di volo, fra tre minuti dovrei essere in vista della cittadina di Belluno, quindi fra tre minuti chiamo. Inutile farlo adesso, ho una montagna da aggirare e non mi sentirebbero comunque. Godiamoci questi tre minuti di silenzio…dò manetta, aumentando i giri del motore per salire di quota, contemporaneamente tiro leggermente a me il volantino per puntare il muso dell’aereo verso il cielo terso…la velocità scende…sto aereo non va veramente niente, per salire mi tocca buttare dentro tutta la manetta…ma comprare qualche cavallo in più no??? Allungo la mano, la appoggio sulla manetta e la porto a fondo corsa…Il motore ruggisce, sembra quasi prenda controvoglia il comando impartito, la lancetta del contagiri sfiora la zona rossa, la velocità piano piano riprende a salire. Ok, tutto normale.

Di colpo, istantaneo, inaspettato, improvviso, incredibile, un rumore secco dal motore, come di metallo che si spacca, si sgretola, gli allarmi iniziano a suonare in cabina, gli strumenti che indicano i parametri del motore si azzerano. “ma che ca…???”. Silenzio. Solo gli allarmi mi suonano in testa. Troppo silenzio. Poi la vedo. Lì, davanti a me, a poco più di un metro dal naso, l’elica. Ferma.
Il motore si è spento, e io non me n’ero nemmeno accorto. La confusione del momento non mi aveva nemmeno fatto notare quel dettaglio dalle proporzioni enormi. Un turbinio di pensieri nella mente, il panico mi assale, facendomi ghiacciare il sangue nelle vene. Sento che sto sudando, non so cosa pensare, non mi era mai capitato prima. E’ strano, un pilota passa tre quarti del suo addestramento a prepararsi alle emergenze, ma quando capitano non ti senti mai sufficentemente preparato, convinto, non sai bene cosa fare. La memoria sembra andare in ferie, le mani bloccate sul volantino, le nocche bianche dalla tensione…Sei rigido, un blocco di marmo…e non sai cosa fare, cosa pensare, cosa dire…pensi solo che non vuoi che finisca così, lì, mentre stai facendo la cosa che è il tuo motivo di vita, la passione primaria…e ora quella tua passione ti sta mettendo a serio rischio…”
Continua

Se volete fare quattro chiacchere con Marco basta iscriversi ad Italiamac

Posta su Segnalo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *