…Continua
“E così sono di nuovo a quel giorno, a quelle emozioni che piacevolmente mi sfiorano la pelle…uno, due, tre decolli e atterraggi consecutivi, c’ho preso gusto e ho deciso di farne un’altro, un po’ più speciale, questo giro. Chiedo il permesso per un basso passaggio sulla pista, dopo un attimo di silenzio mi viene concesso, con un tono di voce che mi fa capire che è un’eccezzione, una specie di regalo che mi viene fatto per questo mio giorno così speciale. Ok, mi hanno autorizzato a fare quello che voglio. Bene, e allora mi preparo, mi concentro, cerco di immaginare quello che succederà nei secondi che stanno per arrivare, mi preparo. Anche a possibili vie di fuga se qualcosa dovesse non funzionare. La pista si avvicina, continuo a scendere seguendo il sentiero di discesa ideale, quella linea invisibile che mi porta dritto dritto al pettine, quella serie di strisce bianche verticali che si trovano in testata pista. Controllo freneticamente gli strumenti, cerco qualche possibile segno di errore, qualcosa che non va, tutto a posto. Di nuovo gli occhi fuori, la pista si avvicina sempre di più, sempre di più, la quota che diminuisce di secondo in secondo, cinquanta piedi…la pista sta a venti quindi ne ho ancora trenta…quaranta piedi…aspetta…trenta piedi…ok, piano tiro a me il volantino, porto la macchina parallela al suolo, manetta tutta dentro, la velocità in aumento, percorro mezza pista a tre metri dal suolo a una velocità di 180 km/h, aspetto ancora un attimo, ecco, ora è perfetto, con un colpo secco via i flap, volantino a destra e leggermente a salire, manetta sempre tutta dentro. L’aereo preciso esegue, si piega, secco, vedo la torre di controllo avvicinarsi, senza accorgermene sto ridendo come un pazzo, mi sento un tutt’uno con la macchina che mi sta portando a spasso, non più io su un aereo, ma noi, un’unica entità, indissolubile, io servo a lei per farla vivere, lei serve a me per rimanere in vita. Di più, di più, tiro il volantino ancora più a me, il naso va per aria, passo appena sopra la torre di controllo, in realtà ero ben distante, ma chissà perchè le sensazioni sono diverse in certi casi…l’adrenalina che pompa in continuazione, sono tutto un nervo, una macchina perfetta come quella che sto portando…prendo giusto un po’ di quota, poi ricontatto la torre, chiedo l’autorizzazione ad un atterraggio immediato dalla mia attuale posizione, il sottovento. Autorizzato, purchè metti le ruote per terra, mi rispondono. Sorrido. Senz’altro non se l’aspettavano…forse mi riprenderanno anche, più tardi, mossa un po’ avventata, ma chissenefrega. Sto bene e non voglio pensare ad altro. Via manetta, il motore gira al minimo, Viro immediatamente verso la pista, come se fossi in emergenza per una piantata motore, cerco di nuovo il sentiero invisibile, ideale, quello che mi porterà a terra sano e salvo. Bene, la virata è impostata correttamente, così anche come l’angolo di discesa…piano piano mi allineo alla pista, raddrizzo l’aereo e mi preparo al contatto, il motore sempre al minimo, mi avvicino, mi avvicino, mi avvicino e….contatto. Toccato, a terra, spingo i piedi sui freni, lo faccio rallentare, poi lo lascio sfogare libero, ormai ti ho addomesticato, penso.
“Ronchi Tower, India-Golf-Echo ready for departure”
“India-Golf-Echo, clear for take-off, runway zero-niner, right turn after, report on Vicky, passing two thousand”
“Ronchi Tower, clear for take-off zero-niner, right after, will report”
Eccoci, di nuovo, oggi come allora…i giorni sono passati, i voli si sono susseguiti uno dopo l’altro, ma le emozioni rimangono sempre le stesse. Mi allineo con la pista, un ultimo check agli strumenti, porto su i giri motore, brivido, adrenalina, i flap sono impostati, si va, porto le manette al massimo, risposta pronta del motore che mi dà tutto quello che ha, rilascio i freni, lentamente, dolcemente, accompagno i movimenti dell’aereo a terra, correggendoli appena, la velocità aumenta e i riferimenti laterali passano sempre più veloci, V1 raggiunta, Vr, si gira, tiro appena il volantino a me e aspetto…un secondo dopo siamo immersi nell’aria…guardo fuori…di nuovo, ancora, come mi piace farlo, respiro a fondo, sorrido….ho staccato la mia ombra da terra.”

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Alla prossima puntata di Sensazioni di Volo intitolata “Un volo come un altro…”

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