Inauguro oggi una nuova sezione: Sensazioni di Volo, appunto, per pubblicare le esperienze, i ricordi e le emozioni di volo di Marco, un amico conosciuto su Italiamac, che, con me, condivide la passione per il Mac e per il Dr. House 😉 . Marco è pilota di aerei, che ha fatto della sua più grande passione il prorpio lavoro! Da oggi metterò on line i suoi racconti… leggeteli tutti d’un fiato, mi raccomando, vedrete che meritano!! 😉 …

“Sabato mattina, ore 7:30, aeroporto LIPQ. E’ una giornata d’inverno, limpida come poche, l’aria fredda sembra tagliare il viso….uno sguardo, eccola, “la mia macchina”, in gergo, l’aereo con cui volo, bella, perfetta….il mio amore…come una bella donna sta lì, mi aspetta, sa che la sto osservando…mi avvicino piano mentre finisco di fumarmi la sigaretta…la accarezzo, inizio il walk-around, giro macchina, controllo che non ci sia niente fuori posto…si avvicina un ragazzo, più o meno della mia età…”comandante, l’aereo è a posto, già controllato…il pieno è già stato fatto”.
Sorrido, “grazie” rispondo….buffo….comandante mi ha chiamato, ma lui chiama tutti “comandante”, basta che abbiano una simil-divisa e che portino per aria un aereo. Finisco il giro, salgo a bordo e dò uno sguardo alle carte che il mio collega ha lasciato sul sedile: nomi e generalità dei passeggeri, due uomini, mai sentiti; destinazione, Bergamo, piano di volo già compilato, IFR su Treviso, Verona, Bergamo. Studio le carte meteo, i notam attivi, eventuali impedimenti alla rotta prevista…tutto a posto. Vedo due persone avvicinarsi, scendo dall’aereo e mi presento. Li accompagno a bordo, sistemo i bagagli…routine. La mia vita. Mi siedo al mio posto, inizio la procedura di check che mi porterà in volo. Apro la radio, sistemo la frequenza, rimango in ascolto per non interrompere eventuali comunicazioni già attive. Silenzio. “Ronchi Torre, India-Fox-Alpha-Golf-Echo, Buongiorno, prova radio e stop orario” I-FAGE, il nome del mio aereo, la mia targa, la sigla che identifica tutto, a partire da questo momento: velivolo, luogo di partenza e destinazione, orari, rotte e quote, nomi: il mio, quello di chi sto acccompagnando e che ora sta seduto in silenzio, ascoltando la mia preghiera di formule incomprensibili, ma che per me significano tutto.
“India-Golf-Echo, Buongiorno a Voi, cinque quinti, stop orario alle quattro-otto” Bene, regolo l’orologio di bordo alle sette e quarantotto, ora locale. Già che ci sono sistemo anche il mio. Non serve, già a posto. Meglio.
“Ronchi Torre, l’India-Golf-Echo è un Papa due otto Alfa, IFR per Bergamo, pronti alla messa in moto”. Strano, non so perchè ma quando si fanno le comunicazioni terra-bordo-terra si parla sempre al plurale. Penso sia una specie di inconscia sicurezza che questo sentirsi “non da soli” dà…Flash-back: ripenso per un attimo a quando mi è passata per la mente questa cosa: il giorno del mio primo volo da solista…sono passati alcuni anni, però è un ricordo che rimarrà indelebile per tutta la vita: è come la prima volta che fai l’amore con una donna, la prima volta che ti ubriachi, la prima volta che confessi il tuo amore alla persona che hai accanto nel cammino della vita. La prima volta che stacchi l’ombra da terra da solo, senza la sicurezza dell’istruttore al tuo fianco. Dapprima non vedi l’ora che quel posto accanto al tuo sia libero, così finalmente quando sbagli leggermente una quota o una velocità, nessuno potrà rimproverarti, sarai solo custode dei tuoi errori. Poi, quando ti rendi conto di essere solo in cabina, allora la paura inizia a farsi sentire….azzo…se sbaglio forte non c’è Lui che mi salva la manovra…brivido…
“India-Golf-Echo, messa in moto approvata alle cinque-zero, riporti prima di muovere”. Torno con la mente sul cockpit, ricontrollo i parametri, mi preparo all’accensione del motore. “Messa in moto approvata, riporterà l’India-Golf-Echo”. Manette aperte quanto basta, fuel pump su ON, L’avviso all’aria, fuori dalla Whiskey Door, “Clear The Prop”, via dall’elica…. Magneti su Start, il motore borbotta, l’elica inizia a girare, sembra che non ce la faccia, poi uno scoppiettio, due, tre, il motore si avvia, controllo subito i parametri, metodico, un’altra delle preghiere imparate a memoria, pressione olio, pressione carburante…alternatore ON, carica OK, e via avanti…recitando quella preghiera che può cambiare da un momento all’altra, l”imprevisto sempre lì, le emergenze maledette che non vorresti mai che capitassero, ma dentro di te sai che prima o poi succederà, semplice matematica e calcolo probabilistico. Allora decidi che quelle sono le preghiere che devi sempre tenere a memoria: i movimenti, le mani che devono da sole andare ad eseguire quei comandi che ti salveranno la vita, perchè la tua mente sarà troppo occupata, in quegli attimi, a pensare “cosa diavolo è successo?? Dove ho sbagliato??” E affinchè non sia troppo tardi, lasci che le mani lavorino in automatico.
Tutto a posto, lascio che il motore si scaldi un po’, “India-Golf-Echo, istruzioni al rullaggio”. Ci siamo, fra poco quel corpo metallico e scoppiettante in cui sono chiuso si muoverà, ed io sarò il suo padrone…”India-Golf-Echo, autorizzati a rullare via raccordi Golf-Bravo-Sierra-Delta, Holding Point zero-nove sul Delta, dieci nodi, duecentosettanta gradi, uno-zero-uno-otto il qu-enne-acca”
“Autorizzato al rullaggio via G-B-S-D, sul punto attesa pista 09, copiato il vento, 1018 l’H, per l’India-Golf-Echo”. E così rilascio i freni, distratto giro la testa verso i passeggeri, seduti dietro me. “ci muoviamo”, dico loro. Silenziosi annuiscono con la testa…leggermente nervosi…certo, non è un Boing 747, però li porterà in tempo a Bergamo per un probabile incontro di lavoro, meglio di auto, treno, o voli di linea che impiegherebbero troppo tempo per un giro indiretto, partendo da qui. Piano piano faccio muovere l’aereo, esco dal parcheggio tenendo d’occhio eventuali altri movimenti di mezzi attorno a noi (…di nuovo il plurale…) mentre ricontrollo strumenti di bordo, imposto la pressione atmosferica, al fine di ottenere le quota dell’aeroporto riferita al livello del mare. Conosco il percorso a memoria, lascio che l’aereo prenda un po’ di velocità…e la mia mente torna di nuovo a quel giorno. Altre condizioni, altro aereo, ma le sensazioni non cambiano. I sensi sembrano acuirsi, accentuarsi, ti sembra quasi di essere superman…senti di più, vedi di più, scruti ogni più piccolo movimento attorno a te. Avevo paura quel giorno, il primo volo da solista…avrei voluto spegnere l’aereo, scendere e consegnare le chiavi all’istruttore capo, ammettere la mia colpa, la mia incapacità…ma l’orgoglio era troppo forte dentro me, non potevo tirarmi indietro, sapevo che potevo farcela…e intanto mi ero già allineato con la pista, dopo aver ottenuto l’autorizzazione dal controllore di volo. Lui, il mio angelo a terra, l’occhio che mi osservava e mi accompagnava su uno schermo, controllando i miei movimenti, Lui sapeva che stavo facendo il primo da solo, quindi aveva un occhio di riguardo nei miei confronti, correggendomi eventuali errori di comunicazione dovuti all’ansia, all’emozione. Quasi senza accorgermene porto tutta in avanti la manetta della potenza, il motore romba e poi tira avnti tutta la struttura, incluso me dentro che mi ritrovo a essere trascinato avanti, mentre vorrei stare fermo. La velocità aumenta, l’aereo traballa un po’, poi comincia ad alzare il muso, come un cane che punta il naso all’aria per fiutare una possibile preda…Lo accompagno, quasi dandogli coraggio, tirando il volantino a me, ed eccoci per aria. Avevo staccato l’ombra da terra…ce l’avevo fatta, e senza rendermene conto…un altro brivido, l’adrenalina che correva dentro le mie vene dandomi energia, attenzione, prontezza di riflessi…mi porto alla quota prestabilita e inizio il circuito campo, che fra poco mi riporterà in finale, allineato con la pista e pronto al primo della serie di tre “touch&go”, toccata e fuga, che mi aspettano…
“India-Golf-Echo, pronti a copiare?” Dalla torre mi riportano alla realtà, siamo a metà del rullaggio. “Ronchi Torre, avanti.” Imperativo. Si, sono pronto, perchè, cosa pensavi stessi facendo? Ovvio che sono pronto…E via una riga di punti, quote, rotte da mantenere durante l’uscita dallo spazio aeroportuale, come una mano invisibile che ti accompagna per un pezzo di strada, per poi lasciarti ad un’altra mano e così via, fino all’arrivo. Ripeto le istruzioni, una ad una, già segnate sul foglio che ho sul cosciale, il mio blocco appunti…le cartine sono aperte davanti a me, pronte in sequenza in modo da essere facilmente sostituite durante il proseguimento del volo. In fianco, un cartoncino rosso, intitolato Emergency Check-List, la lista delle preghiere d’emergenza…sempre lì, in modo da non dover perdere tempoa cercarle quando ci dovesse essere bisogno. Per scaramanzia, come sempre, mi tocco…
“India-Golf-Echo, readback correct, report when ready for departure”. Le comunicazioni sono passate all’inglese, dev’esserci un altro velivolo in arrivo che non parla italiano. Nessun problema, doppio click sull’interruttore della radio, un modo come un altro per dare un segno di conferma.
Continuo il rullaggio fino al punto prestabilito e lì, girando la testa a sinistra, vedo le luci di atterraggio di una sagoma imponente che sta arrivando…Porto il motore su di giri, controllando che tutti i valori rientrino nei parametri prestabiliti, poi attendo. Dopo l’atteraggio di quel bestione (a vederlo da qui è il 737 della RyanAir), devo aspettare due minuti prima del decollo, per far sì che la scia di turbolenza lasciata dal velivolo in atterraggio si calmi…”

continua….

Se volete fare quattro chiacchere con Marco basta iscriversi ad Italiamac (Non è obbligatorio possedere un Mac! Anche se io ve lo consiglio 🙂 )

Ah se volete capire qualcosa di più sulla terminologia qui e qui

One thought on “Sensazioni di Volo

  1. Grandeeeee!!!! Bellissimo vedere le mie parole pubblicate sul sito di un amico!!! Fighissimo…mi hai fatto venir voglia di scriverne altre… Vado!!!

    Ciao

    -|-
    ___O O___

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *